Un laboratorio di fabbricazione a controllo numerico per lo sviluppo di materiali editoriali interattivi, sia multimediali, sia cartacei. Uno spazio dove produrre, giocare e imparare insieme, che offre servizi per la creazione e fruizione di contenuti e al contempo rafforza identità e coesione sociale.
Un luogo aperto e accogliente dove entrare in contatto con la tecnologia e gli strumenti della comunicazione per accrescere consapevolezza, competenza e autodeterminazione.

LA GALASSIA VENTAGLIO VOL. 9: immortalare la materia

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Vérsion Française ci-dessous.
English version below.

Continua il discorso tra Daniela Calisi, autrice di Change e Rachele Cataldo, esperta di data visualization con cui condivide l’amore per l’interactive art.

Parli della macchina come un pittore parlerebbe del suo pennello. Per te penna, codice, programma di macchine vettoriale sono sullo stesso piano.

Sono i miei materiali. Così come uno dice: io pitturo a olio piuttosto che usando l’acquerello. e io invece di olio e acquerello faccio questo.

Utilizzi macchine non per produrre delle cose in serie, ma utilizzare le macchine del mondo industriale per creare delle opere di artigianato.

Il tema dell’artigianato è un tema difficilissimo per me da sviscerare. Non mi sento un’artigiana, non ho quel tipo di legame così forte, così personale né ho le competenze. E mi sento neanche una designer.

Il designer è votato a un progetto, l’artigiano è votato al suo. Tra queste due posizioni mi trovo in una posizione terza che non so ancora definire, sulla quale forse potrò riflettere in futuro per capire effettivamente quali sono i miei sentimenti nei confronti degli oggetti che produco. Sicuramente ho sentito il forte bisogno di concettualizzare e astrarre il progetto di produzione ed è stata una cosa che mi interessava e mi divertiva.

Questo ha a che vedere con la riproducibilità, che mi affascina molto e di cui sento di aver bisogno. La grande differenza è che non necessito di riprodurre tanti pezzi uguali. Trovo più importante avere una base progettuale sulla quale le mutazioni possano innestarsi con più sicurezza, con più facilità e velocità, pur non sentendo il bisogno di passare velocemente da progetto all’altro.

Necessito invece di restare su quel testo anche per decenni e di continuare quasi in maniera meditativa a contemplare le possibili mutazioni, i possibili cambiamenti, i possibili eventi che possono capitargli.

In qualche maniera quello è anche la storia della mia esistenza, delle cose che son capitate a me, delle tecnologie che ho visto passare, degli anni che ho, degli interessi che sono cambiati, delle aspirazioni.

È una cosa che mi accompagna lungamente nella mia vita.

Non mi è mai successo, per esempio, di dire: ”ok questo qua è finito, è fatto, adesso è diventato un prodotto, adesso lo metto in produzione e lo do a una tipografia, a un editore e ne facciamo diecimila copie”. No.

Non è un progetto e non è neanche un oggetto, è uno specchio nel quale tu vuoi riflettere di volta in volta i momenti che stai vivendo, le tecnologie che stai usando.

Sì, le cose nuove che ho imparato, le riflessioni che ho fatto. È quasi un diario.

Vérsion Française

 On continue le discours entre Daniela Calisi, autrice de Change, et Rachele Cataldo, experte de data visualisation avec laquelle elle partage l’amour pour l’interactive art.

LA GALAXIE EVENTAIL VOL.9: immortaliser la matière.

Vous parlez de la machine comme un peintre parle de son pinceau. Pour vous la stylo, le code, le programme de machine vectoriel se trouvent sur le même plan.

Ils sont mes matériels. Ainsi comme certains disent : je peins à l’huile plutôt qu’en utilisant l’aquarelle. Et moi à la place de l’huile et l’aquarelle, je fais ceci.

Vous utilisez les machine non pour produire des choses en séries, mais dans le contexte du monde industriel afin de créer des œuvres d’artisanaux.

Le thème de l’artisanaux est très difficile pour moi a approfondir. Je ne suis pas une artisane, je n’ai pas un fort lien personnel et je n’ai pas les compétences. Et je ne suis pas aussi une designer. Le designer est consacré à un projet, l’artisan est consacré au son. Entre ces deux positions, je me retrouve dans une troisième position encore à définir, sur laquelle je dois réfléchir pour comprendre mes sentiments à l’égard des objets que je produis.

J’ai certainement ressenti le besoin de conceptualiser et d’abstraire le projet de production et c’était quelque chose qui m’intéressait et qui m’amusait. Cela a à voir avec la reproductibilité, qui me fascine beaucoup et dont j’ai besoin. La grande différence est que je n’ai pas besoin de reproduire autant de parts égaux. Je pense qu’il est plus important d’avoir une base conceptuelle sur laquelle les mutations peuvent se greffer avec plus de sécurité, plus de facilité et de rapidité, tout en ne sentant pas le besoin de passer rapidement de projet en projet.

Au lieu de cela, je dois rester sur ce texte pendant des décennies et continuer presque de manière méditative à contempler les mutations possibles, les changements possibles, les événements possibles qui peuvent lui arriver.

De certaines manières, c’est l’histoire de ma vie, des choses qui me sont arrivées, des technologies que j’ai vues passer, des années que j’ai, des intérêts qui ont changé, des aspirations.
C’est quelque chose qui m’accompagne longtemps dans ma vie.
Je n’ai jamais eu l’occasion, par exemple, de dire, “d’accord, celui-là est fini, c’est fait, maintenant c’est un produit, maintenant je le mets en production et je le donne à une typographie, à un éditeur et nous en faisons dix mille copies”. Non.

Ce n’est pas un projet ou un objet, c’est un miroir dans lequel vous voulez réfléchir de temps en temps les moments que vous vivez, les technologies que vous utilisez.

Oui, les nouvelles choses que j’ai apprises, les réflexions que j’ai faites. C’est presque un journal intime.

English version.

THE FAN GALAXY VOL.9 : Immortalising the matter.

You talk about the machine as a painter would talk about his brush. For you, pen, code, vector machine program are on the same level.

They are my materials. Just as one says: I paint with oil rather than using watercolour. and instead of oil and watercolour I do this.

You use machines not to produce things in series, but you use the machines of the industrial world to create works of craftsmanship.

The subject of craftsmanship is a very difficult one for me to explore. I don’t feel like an artisan, I don’t have that kind of strong, personal connection, nor do I have the skills. And I don’t feel like a designer either.

The designer is devoted to a project, the craftsman is devoted to his own. Between these two positions, I find myself in a third position that I don’t know how to define yet, which perhaps I will be able to reflect on in the future in order to really understand my feelings towards the objects I produce. I certainly felt a strong need to conceptualise and abstract the production project and this was something that interested and amused me.

This has to do with reproducibility, which fascinates me a lot and which I feel I need. The big difference is that I don’t need to reproduce so many identical pieces. I find it more important to have a design basis on which mutations can be grafted more securely, more easily and more quickly, while not feeling the need to move quickly from one design to another.

Instead, I need to stay on that text even for decades and continue almost meditatively to contemplate the possible mutations, the possible changes, the possible events that can happen to it.

Somehow it is also the story of my existence, of the things that have happened to me, of the technologies I have seen pass, of the years I have, of the interests that have changed, of the aspirations.

It is something that accompanies me throughout my life.

It has never happened to me, for example, to say: ‘OK, this one is finished, it’s done, now it has become a product, now I’m going to put it into production and give it to a printer, a publisher and we’ll make ten thousand copies’. No.

It’s not a project and it’s not an object either, it’s a mirror in which you want to reflect from time to time the moments you’re living, the technologies you’re using.

Yes, the new things I’ve learned, the reflections I’ve made. It’s almost like a diary

Intervista di Rachele Cataldo
Estrapolazione di Claudia Virzì
Traduzione francese di Federica D’Amico
Traduzione inglese di Maria Grazia Ronchi
Editing di Alessandra Richetto

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