Un laboratorio di fabbricazione a controllo numerico per lo sviluppo di materiali editoriali interattivi, sia multimediali, sia cartacei. Uno spazio dove produrre, giocare e imparare insieme, che offre servizi per la creazione e fruizione di contenuti e al contempo rafforza identità e coesione sociale.
Un luogo aperto e accogliente dove entrare in contatto con la tecnologia e gli strumenti della comunicazione per accrescere consapevolezza, competenza e autodeterminazione.

LA GALASSIA VENTAGLIO VOL. 1: Il processo di scrittura.

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Vérsion Française ci-dessous.

English version below.

Per un’artista è difficile creare ma è soprattutto complesso parlare delle proprie creazioni. Daniela Calisi ci prova, si mette in gioco in una partita uno contro uno con il suo percorso artistico e personale.
In panchina, a urlarle schemi di gioco e accorgimenti,
Rachele Cataldo, esperta di data visualization con cui condivide l’amore per l’interactive art.

Tutto nasce dalla scrittura a mano su carta.

Scrivo a mano, versi e poesie e sono obbligata a farlo perché il mio modo di scrivere poesia non ha mai rispettato le righe.

Se dovessi scrivere le mie poesie direttamente su word avrei dei problemi, e di fatto li ho. La scrittura lineare, parola dopo parola, verso dopo verso, non è il mio modo naturale di scrivere perciò devo per forza appoggiarmi a un programma di grafica.

C’è una fase in cui la scrittura lineare non è sufficiente per esprimermi. Laddove in una riga ci dovrebbe stare una parola dopo l’altra, quindi parola 1, parola 2, parola 3, parola 4 in sequenza, a me capita che al posto della parola 3 di un verso non ci sia solo quella ma più di una (3, 4 o anche 5); più parole riunite in una stessa casella. Non è più una linea, è un ventaglio che si apre, poi si richiude, poi si riapre e così via.

È come se scrivessi con dei bivi interni al verso, interni alla singola parola.

Tutti i poeti e scrittori hanno in mente varie parole e poi ne scelgono una e la inseriscono nel testo; allo stesso modo io ho delle varianti già nella testa, ma non riesco e non voglio sceglierne una sola. Nella mia mente, anche quando ne scelgo solo una, per me è molto forte la connotazione di quegli altri vocaboli e gruppi di vocaboli che esprimono il concetto che vorrei mettere nero su bianco.

Se scrivo con la penna, su carta, mi posso permettere di fare queste variazioni spaziali che infrangono la linea dritta del verso; invece se uso un word processor è difficile o quasi impossibile. D’altro canto, accompagnando un programma di scrittura con uno di grafica il problema sussiste comunque perché di fatto sto scrivendo, non sto disegnando: non ho un approccio al testo prevalentemente visivo. Quindi anche usare un programma di grafica non è congeniale al mio modo di pensare e scrivere la poesia.

Da qui nasce la fissazione che poi dà forma a tutto il mio pensiero sulla comunicazione e sulla creatività che è quello delle interfacce di lettura e di scrittura. Io ho sempre sentito tantissimo la lacuna delle interfacce di scrittura che sono a mia disposizione.

È interessante perché quelli che sono i supporti di scrittura costringono quasi sempre a seguire la linea, e questo si riversa anche nella scrittura a mano per cui si segue una linea dritta. Ma tu mi hai parlato di ventaglio. Questa immagine è difficile da collocare nella mia mente, ma mi pare che ci sia una connessione con il mondo informatico.

Ho pensato a lungo che ci fosse un legame con l’informatica.

L’imprinting che ho avuto è effettivamente di tipo tecnologico, ma non è detto che sia un calco di quello informatico. Anche se per realizzare i miei testi digitali mi è necessario appoggiarmi a delle metafore e formalizzazioni che vengono usate in ambito informatico, la mia mente non funziona come un database relazionale in cui ci sono delle tabelle e testi.

Sono più legata all’ambito umanistico in cui trovo stimoli interessantissimi per evolvere dal punto di vista concettuale. Ad esempio, sono molto legata a dei concetti che sono più astratti, come quello di ricombinazione, o al concetto di modularità, di campionamento che implica che se hai un campione, questo può essere riciclato o ricontestualizzato.

Vérsion Française

Pour un artiste il est difficile à créer mais surtout, il est complexe de parler de ses propres créations. Daniela Calisi essaye, elle tente de jouer un match un contre un avec son parcours artistique et personnel.
Sur le banc, en criant des règles de jeu et des astuces, Rachele Cataldo, experte de data visualization, avec laquelle elle partage l’amour pour l’interactive art.

Le processus d’écriture.
Tout naît de l’écriture à la main sur la carte. J’écris à la main, vers et poèmes et je suis obligée de le faire parce que ma manière d’écrire n’a jamais respecté les lignes. Si je devais écrire mes poèmes directement
sur word, j’aurai des problèmes, et en effet, je les ai. L’écriture linéaire, autrement dit mot après mot, vers après vers, ce n’est pas ma façon naturelle d’écrire et par conséquent je dois nécessairement m’appuyer à un programme de graphique.
Il y a une phase dont l’écriture linéaire n’est pas suffisante pour m’exprimer. Lá oú dans une ligne on devrait être un mot après l’autre, donc mot 1, mot 2, mot 3, mot 4 en séquence, il m’arrive qu’à la place du mot 3 d’un vers, il n’y ait pas seulement celle-la mais plus d’une (3, 4 ou aussi 5); il y a plusieurs mots réunis dans une même case. Il ne s’agit pas d’une ligne, mais d’un éventail qui s’ouvre et puis il se referme, ensuite il se rouvre et ainsi de suite.
C’est comme si j’écrivais avec des bifurcations à l’intérieur du vers, à l’intérieur du seul mot. Tous les poètes et les écrivains ont en tête plusieurs mots et ensuite ils en choisissent un; en même temps, moi, j’ai déjà pensé a des variantes mais je ne peux pas et je ne veux pas en choisir une seule. Dans mon esprit, même quand j’en choisis qu’une, pour moi, c’est très forte la connotation de ces autres vocabulaires et groups de vocaboulairs qui expriment le concept que je voudrais mettre noir sur blanc.

Si j’écris avec la stylo, sur la carte, je me permet de faire ces variations spatiales qui rompent la ligne droite du vers; en revanche si j’utilise un word processor, il est difficile ou presque impossible. D’autre part, en accompagnant un programme d’écriture avec un de graphique, le problème subsiste cependant parce que de fait, je suis en train d’écrire, pas dessinant: je n’ai pas une approche du texte essentiellement visuelle.
Par conséquent, même en utilisant un programme graphique, ce n’est pas agréable à ma façon de penser et d’écrire la poésie.
C’est de là que vient la fixation qu’ensuite donne la forme a tout ce qui concerne mon idée sur la communication et sur la créativité, c’est-à- dire celui des interfaces de lecture et d’écriture. J’ai toujours senti beaucoup la lacune des interfaces d’écriture qui sont à mon disposition.

Il est intéressant parce que, cependant, ceux qui sont les supports d’écriture, ils forcent presque toujours à suivre la ligne et cela se déverse aussi sur l’écriture à la main, on suit donc une ligne droite. Mais tu a parlé d’éventail. Cette image est difficile à placer dans mon esprit, mais il me semble qu’il y a une connexion avec le monde informatique.

J’ai pensé longtemps qu’il y avait un lien avec l’informatique. L’imprinting que j’ai eu, c’est effectivement
de type technologique, mais ce n’est pas un calque de celui informatique. Même si, pour réaliser mes textes digitaux, il faut m’appuyer à des métaphores et formalisations qui sont utilisées dans le domaine informatique; mon esprit ne fonctionne pas comme un database relationnelle dont il y a des tableaux et
textes.
Je suis plus coincée au domaine humaniste, dans lequel je trouve des stimuli très intéressantes pour évoluer du point de vue conceptuel. Par exemple, je suis attachée à des concepts plus abstraits,
comme celui-ci de recombinaison, ou le concept de modularité, d’échantillonnage qui implique que si vous avez un échantillon, celui-ci peut être recyclé ou recontextualise.

English version.

It is difficult for an artist to create, but it is above all complex to talk about one’s own creations. Daniela Calisi tries to do just that, playing a one-on-one game with her artistic and personal journey.

From the bench, Rachele Cataldo, a data visualisation expert with whom Daniela shares a love of interactive art, shouts out game plans and tricks.

THE FOLDING FAN GALAXY VOL.1 : The writing process.

Everything starts from writing by hand on paper.

I write by hand verses and poems, and I am obliged to do so because my way of writing poetry has never respected the lines.

If I were to write my poems directly in Word, I would have problems, and in fact I do. Linear writing, word after word, line after line, is not my natural way of writing, so I have to rely on a graphics programme.

There is a phase in which linear writing is not sufficient to express myself. Where in a line there should be one word after another, so, word 1, word 2, word 3, word 4 in sequence, it happens to me that in place of word 3 of a verse there is not only that one but more than one (3, 4 or even 5); more than one word gathered in the same box. It’s no longer a line, it’s a fan that opens, then closes, then opens again and so on.

It is as if I’m writing with crossroads inside the verse, inside the single word.

All poets and writers have several words in mind and then they choose one on them and put it in the text; in the same way I have these variants already in my head, but I cannot and do not want to choose just one. In my mind, even when I choose just one, for me the connotation of those other words and groups of words that express the concept I would like to put down on paper is very strong.

If I write with a pen, on paper, I can afford to make these spatial variations that break the straight line of the verse; on the other hand, if I use a word processor it is difficult or almost impossible. On the other hand, accompanying a writing programme with a graphics programme, the problem still exists because in fact I am writing, I am not drawing: I do not have a predominantly visual approach to text. So even using a graphics programme is not congenial to my way of thinking about and writing poetry.

This gave rise to the fixation that then shaped all my thinking on communication and creativity, which is that of reading and writing interfaces. I have always felt very strongly the lack of writing interfaces that are available to me.

It’s interesting because, in any case, writing media almost always force you to follow the line, and this also spills over into handwriting, anyway you follow a straight line. But you mentioned a fan. This image is difficult to place in my mind, but it seems to me that there is a connection with the world of computing.

I thought for a long time that there was a link with IT.

The imprinting I have had is indeed technological, but it is not necessarily a cast of computer science. Even if I have to rely on metaphors and formalisations that are used in computing to create my digital texts, my mind doesn’t work like a relational database where there are tables and texts.

I am more attached to the humanities where I find very interesting stimuli to evolve conceptually. For example, I am very attached to concepts that are more abstract, such as recombination, or the concept of modularity, of sampling, which implies that if you have a sample, it can be recycled or recontextualised.

Intervista di Rachele Cataldo
Estrapolazione di Claudia Virzì
Traduzione francese di Federica D’Amico
Traduzione inglese di Maria Graziana Ronchi
Editing di Alessandra Richetto