Un laboratorio di fabbricazione a controllo numerico per lo sviluppo di materiali editoriali interattivi, sia multimediali, sia cartacei. Uno spazio dove produrre, giocare e imparare insieme, che offre servizi per la creazione e fruizione di contenuti e al contempo rafforza identità e coesione sociale.
Un luogo aperto e accogliente dove entrare in contatto con la tecnologia e gli strumenti della comunicazione per accrescere consapevolezza, competenza e autodeterminazione.

LA GALASSIA VENTAGLIO VOL. 4: Poesia post ipertestuale

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Vérsion Française ci-dessous.
English version below.

Continua il discorso tra Daniela Calisi, autrice di Change e Rachele Cataldo, esperta di data visualization con cui condivide l’amore per l’interactive art.

LA GALASSIA VENTAGLIO VOL. 4: Poesia post-ipertestuale.

La stratificazione della poesia e la sua complessità sono ciò che mi spinge a passare al digitale, perché non riesco a fare a meno dell’aspetto dell’interazione. Non è come una scultura che una volta fatta poi non si muove più, deve sempre avere una sua fluidità, o essere potenzialmente fluido. Quindi il passaggio al digitale per me era abbastanza ovvio. Infatti quando ho cominciato a scrivere facevo un po’ di Visual Java, l’unico strumento che sapevo potesse creare queste sequenze interattive.

I miei materiali erano tutti immateriali: fondamentalmente parole e computer.

Il pubblico con cui mi relazionavo erano i miei colleghi-artisti, la scena musicale della musica elettronica e della NetArt; era lì che mi andavo a identificare. Era il periodo in cui mi occupavo di media attack, di cultura del web.

Al di là della mia attività poetica ci sono delle altre attività che erano tutte legate alla rete. Io sono stata una precocissima scrittrice di ipertesti, scripter.

A proposito di ipertesto. Questo passaggio per cui con l’ipertesto il lettore deve agire sul testo e agendo sul testo lo cambia, lo forma, lo legge, è un concetto che si sviluppa come processo nel digitale. Però tu gli hai dato una forma fisica, non più astratta nel digitale, ma di nuovo un passaggio da digitale a fisico.

Il tema dell’ipertesto chiaramente è fondante perché io sono una studiosa della letteratura interattiva e l’ipertesto è uno dei concetti che conosco meglio. Ho scritto un ipertesto poetico quando avevo 20 anni però le mie poesie non le considero assolutamente ipertestuali.

L’ipertesto ha un concetto fondante che io trascuro perché non mi riguarda, ed è il concetto di lessia. L’ipertesto prevede che ci siano dei collegamenti tra testi in sé conchiusi: un blocco di ipertesto è un breve pezzo di testo che però in sé ha senso. Perciò l’ipertesto vive di collegamenti tra testi e si espande in un ampio spazio metaforico e concettuale. Hanno dei percorsi interni che possono essere più o meno coesi, ma comunque che riguardano brani di testo, che hanno in sé un loro significato.

Io ho sempre pensato che la mia operazione fosse post-ipertestuale. È un po’ la differenza che c’è in musica tra fare un medley e fare un pezzo con loop o campionamenti. Anche se un campionamento può ancora essere identificabile, un medley ed è l’unione di più pezzi e si ha una chiara percezione di quando si passa da un pezzo musicale a un altro. Il mio caso è molto più vicino al campionamento e va anche oltre, proprio per il fatto che vado a scardinare il senso del singolo elemento mutante, al punto che spesso l’elemento mutante è una solo lettera.

Uno degli elementi che andiamo a osservare nei testi digitali e interattivi è la stessa granularità. Il livello di granularità dei miei testi è a livello del morfema, cioè la granularità massima. Ci sono dei testi in cui io vado a spaccare il singolo morfema, vado a scindere addirittura la singola lettera: ti prendo una gamba di una H, la spezzo e la faccio diventare una N. Vado ancora più a fondo del morfema, vado a lavorare sull’aspetto alfabetico e visivo del testo: non è un connettere di brani e unità di senso. Per questo parlo di poesia mutante: gli elementi fondanti della natura della parola vanno a cambiare, a rimescolarsi. Come le molecole del DNA.

Vérsion Française

On continue le discours entre Daniela Calisi, autrice de Change et Rachele Cataldo, experte de data visualization avec laquelle elle partage l’amour pour l’interactive art.

LA GALAXIE EVENTAIL VOL 4: la poesie post-hipertextual.

La stratification de la poésie et sa complexité sont les éléments qui me permettent de passer au digital, parce que je ne peux faire a moins de l’interaction. Ce n’est pas comme une sculpture qu’après l’avoir terminé elle ne se déplace plus, elle doit avoir sa fluidité, ou bien, être potentiellement fluide. Par conséquent, le passage vers le monde digital était assez évident. En effet, quand j’ai commencé à écrire, j’utilisais Visual Java, le seul instrument capable de créer ces séquences interactives.

Mes matériaux étaient tous immatériaux: fondamentalement il s’agit de mots et ordinateurs.

Mon public était mes collègues-artistes, avec une scène musicale de la musique électronique et de la NetArt; c’est là que je me suis identifié. C’était la période dont je m’occupais de media attack, de culture du web.

Au-delà de mon activité poétique, il y a d’autres activités liées au réseau. J’ai été une très précoce écrivaine d’hypertextes, scripters.

A propos d’hypertexte. Le passage dont, avec l’hypertexte, le lecteur doit agir sur le texte, et en faisant ca il le change, le forme, le lit, il s’agit d’un concept qui se développe comme processus dans le digital. Mais vous leur avez donné un forme physique, non plus abstrait dans le digital: il y a de nouveau un passage de digital a physique. 

Le thème de l’hypertexte est clairement fondateur, parce que je suis une spécialiste de la littérature interactive et donc l’hypertexte est l’un des concepts que je connais le mieux. J’ai écrit un hypertexte poétique quand j’avais 20 ans, mais je ne considère pas mes poesies de type hypertextuelles.

L’hypertexte a un concept fondamental que j’ignore: le concept de lexie. L’hypertexte prévoit des connexions entre textes eux-mêmes ramassés: un bloc d’hypertexte c’est un breve pièce de texte qui, tout seul, n’a pas du sens. Donc l’hypertexte vit de liens entre textes et s’étend dans un grand espace métaphorique et conceptuel. Ils ont des parcours à l’intérieur qui peuvent être plus ou moins cohésif, mais qui concernent des pièces de texte avec une signification propre.

Moi, j’ai toujours pensé que mon opération était post-hypertextuelle. C’est comme la différence dans le domaine de musique entre faire un medley et faire une pièce avec des boucles ou des échantillonnages. Même si un échantillonnage peut être encore identifiable, un medley c’est l’union entre plus pièces et il y a una un claire perception du passage d’une pièce à l’autre. Mon cas est plus proche de l’échantillonnage et ça va encore plus loin car je démonte le sens du seul élément mutant, au point que souvent il s’agit juste d’une lettre.

L’un des éléments que nous allons observer dans le texte digitaux et interactifs c’est la même granularité. Le niveau de granularité de mes textes se trouve au niveau du morphème, c’est-à- dire la granularité maxime. Il y a des textes dont je vais séparer la seule lettre: je prends une pièce de H et je la transforme en N. Mais je travaille encore plus profondément que le morphème, je travaille sur l’aspect alphabétique et visuel du texte: il ne s’agit pas d’une liaison de pièces et unités de sens. Pour ça, je parle de poésie mutante: les éléments fondateurs de la nature du mot changent et se mélangent. Comme s’ils étaient molécules du DNA.

English version.

The conversation between Daniela Calisi, author of Change, and Rachele Cataldo, a data visualisation expert with whom she shares a passion of interactive art, continues.

THE FOLDING FAN GALAXY VOL.4 : Post-hypertextual poetry.

The layering of poetry and its complexity is what drives me to go digital, because I can’t do without the interaction aspect. It’s not like a sculpture that once made never moves again, it always has to have its own fluidity, or be potentially fluid. So the move to digital was quite obvious to me. In fact, when I started writing I was doing some Visual Java, the only tool I knew that could create these interactive sequences.

My materials were all immaterial: basically words and computers.

Il pubblico con cui mi relazionavo erano i miei colleghi-artisti, la scena musicale della musica elettronica e della NetArt; era lì che mi andavo a identificare. Era il periodo in cui mi occupavo di media attack, di cultura del web.

Apart from my poetic activity, there are other activities that were all connected to the Net. I was a very precocious hypertext writer, scripter.

About hypertext. This passage whereby with the hypertext the reader has to act on the text and by acting on the text he changes it, shapes it, reads it, is a concept that develops as a process in the digital. But you have given it a physical form, no longer abstract in the digital, but again a passage from digital to physical.

The topic of hypertext is clearly fundamental because I am a student of interactive literature and hypertext is one of the concepts I know best. I wrote a poetic hypertext when I was 20 years old, but I don’t consider my poems hypertextual at all.

Hypertext has a founding concept that I overlook because it does not concern me, and that is the concept of lexis. Hypertext implies that there are links between texts that are self-contained: a block of hypertext is a short piece of text that makes sense in itself. Therefore hypertext lives on links between texts and expands into a wide metaphorical and conceptual space. They have internal pathways which may be more or less cohesive, but in any case involving pieces of text which have their own meaning.

I’ve always thought of my operation as post-hypertextual. It’s a bit like the difference in music between doing a medley and doing a piece with loops or samples. Although a sampling can still be identifiable, a medley is the joining of several pieces and you have a clear perception of when you go from one piece of music to another. My case is much closer to sampling and goes even further, precisely because I go to unhinge the sense of the single mutant element, to the point that often the mutant element is a single letter.

One of the elements we look at in digital and interactive texts is granularity itself. The level of granularity of my texts is at the level of the morpheme, which is the maximum granularity. There are texts in which I go to break up the single morpheme, I go to break up even the single letter: I take a leg of an H, I break it and I make it into an N. I go even deeper than the morpheme, I go to work on the alphabetic and visual aspect of the text: it is not a connection of passages and units of meaning. That’s why I talk about mutant poetry: the fundamental elements of the nature of the word change, remix. Like DNA molecules.

Intervista di Rachele Cataldo
Estrapolazione di Claudia Virzì
Traduzione francese di Federica D’Amico
Traduzione inglese di Maria Graziana Ronchi
Editing di Alessandra Richetto