Un laboratorio di fabbricazione a controllo numerico per lo sviluppo di materiali editoriali interattivi, sia multimediali, sia cartacei. Uno spazio dove produrre, giocare e imparare insieme, che offre servizi per la creazione e fruizione di contenuti e al contempo rafforza identità e coesione sociale.
Un luogo aperto e accogliente dove entrare in contatto con la tecnologia e gli strumenti della comunicazione per accrescere consapevolezza, competenza e autodeterminazione.

LA GALASSIA VENTAGLIO VOL. 7: forzare l’imperfezione

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Vérsion Française ci-dessous.
English version below.

Continua il discorso tra Daniela Calisi, autrice di Change e Rachele Cataldo, esperta di data visualization con cui condivide l’amore per l’interactive art.

Il processo è un’esplorazione del rapporto che io ho con la tecnologia e con la macchina. È una riflessione su cosa sia la poesia nell’epoca dei nuovi media. Ma di nuovi media si parlava tempo fa: chiamiamola epoca delle nuove tecnologie, o tecnologica.

La questione che sta alla base di tutto è: come si manifesta la poesia oggigiorno? Nel momento in cui la poesia fa i conti con l’attualità, non si rifugia nei formalismi che sono vecchi anche solo di 30-40 anni. Cerca di vivere il suo tempo.

Queste sono le risposte che ho tirato fuori io, perché sono elementi che sono stati pressanti nella mia esperienza, che sono legati a delle esigenze che nascevano in me come artista e come persona.

Quando ho fatto delle versioni Laser Cut della poesia, riproducevano una prima versione cartacea ma venivano poi intagliate sul legno o sulla carta. Quando ho digitalizzato la versione cartacea fatta a mano da me, digitalizzavo tutti i difetti: le linee storte sono rimaste storte, le imperfezioni sono state riprodotte nel disegno perché volevo imporre alla macchina il mio tocco.

Cambiando il supporto ci sono dei cambiamenti di senso. Digitalizzi l’errore per tenere traccia di questi momenti?

Tenere traccia è un elemento, ma non è il solo. Secondo me non è solo una questione di tenere traccia inteso come “documentare”. L’errore è un elemento di senso che la macchina, altrimenti, perderebbe. Lei fa sempre e comunque quello che dici tu. Sei tu, essere umano, che nel rapportarti con la macchina tendi a lasciar cadere e semplificare delle complessità.

Magari le linee erano storte perché le forbici hanno delle imprecisioni che la macchina e il disegno vettoriale non hanno, ma non è detto che nel perdere queste imprecisioni tu non perda qualche aspetto fondante e fondamentale.

Questo si capisce tantissimo nella scrittura, cioè nella grafia. Quasi da subito ho smesso di usare qualsiasi tipo di font per le poesie digitali che volevo poi realizzare in cartaceo. Trovavo svilente e inadatto il fatto di usare un font esistente, sentivo tantissimo l’esigenza di usare qualcosa di mio e, in particolare, la mia scrittura.

Ho digitalizzato la mia scrittura per poterla usare nella stampa, nella rimaterializzazione. Per cui ho fatto della web poetry con dei font, quando però ho cominciato a stampare le ho realizzate con il font che avevo creato con le mie mani.

Da lì sono andata avanti fino al punto di vettorializzare la mia grafia: dal punto di vista della scrittura sono io che detto legge in tutto e per tutto, è la mia mano.

Adesso ci sono dei font super evoluti che hanno le variazioni delle legature, ma io cercavo un sistema che fosse in grado di tenere traccia delle mie variazioni personali.

Finché sono arrivata al punto di rifiutare anche il font con la mia scrittura e invece ho preferito digitalizzare la mia scrittura in forma vettoriale. Sia chiaro, ritocco le scritte fatte con la mia scrittura, ma a quel punto il computer le riconosce come linee e non delle lettere. La macchina non sa che quella è una “a”, mentre prima che quella mia “a” fosse una “a”.

Vérsion Française

 On continue le discours entre Daniela Calisi, autrice de Change et Rachele Cataldo, experte de data visualization avec laquelle elle partage l’amour pour l’interactive art.

LA GALAXIE ÉVENTAIL VOL 7: forcer l’imperfection. 

Le processus est une exploration du rapport que j’ai avec la technologie et avec la machine. C’est une réflexion pour comprendre ce qu’est la poésie dans l’époque des médias. Mais de nouveaux médias on a parlé il y a longtemps: nous l’appelons époque des nouvelles technologies ou technologique. 

La question de base est: comment la poésie se manifeste aujourd’hui? Dans le moment où la poésie se rapporte avec l’actualité, elle ne se nasconde pas dans les formalités, même si elles sont vieilles de 30-40 ans. Elle cherche à vivre son temps. 

Ce sont mes réponses, basées sur mon expérience, des éléments qui sont liés à des exigences qui sont nées en moi même, comme artiste et comme personne. 

Quand j’ai fait des versions laser cut de la poésie, ils reproduisaient une première version de papier, ensuite sculptées sur le bois ou sur le papier. Quand j’ai digitalisé la version papier faite à la main par moi-même, je digitalise tous les défauts: les lignes tordues sont restées tordues, les imperfections ont été reproduites dans le dessin parce que je voulais imposer à la machine ma touche.

En changeant le support, il y a des mutations de sens. Est ce que vous digitalisez l’erreur pour tracer ces moments?

L’opération de tracer est un élément, mais pas le seul. Selon moi, il ne s’agit pas de tracer entendu comme “documenter”, parce que sinon l’erreur serait un élément de sens que la machine va perdre. Elle fait toujours ce que vous lui dites. C’est vous, être humain, qui en vous rapportant avec la machine, simplifiez la complexité.

Peut-être que les lignes étaient tordues parce que les ciseaux ont des imprécisions que la machine et le dessin vectoriel n’ont pas, mais il n’est pas dit qu’en perdant ces imprécisions tu ne perdes pas quelque aspect fondamental et fondamental. 

Cela se comprend beaucoup dans l’écriture, c’est-à-dire dans la graphie. Presque immédiatement, j’ai cessé d’utiliser toutes les fonts pour les poèmes digitales que je voulais ensuite réaliser en papier. Je trouvais honteux et inadapté d’utiliser un font existant, je sentais le besoin d’utiliser quelque chose qui m’appartenait et, en particulier, mon écriture.

J’ai digitalisé mon écriture pour pouvoir l’utiliser dans l’impression, la rematérialisation. J’ai fait donc de la web poetry avec des fonts, mais quand j’ai commencé à les imprimer, je les ai faites avec les fonts que j’avais crée avec mes propres mains. De là, je suis allée jusqu’au point de vectoriser ma graphie: du point de vue de l’écriture, c’est moi qui dis la loi en tout et pour tout, c’est ma main. 

Maintenant il y a des fonts super évolués qui ont des variations des ligatures, mais je cherchais un système qui pourrait suivre et tracer mes variations personnelles. 

Tant que je suis arrivée au point de rejeter le font avec mon écriture, et en revanche, j’ai préféré digitaliser mon écriture sous forme vectorielle. Qu’il soit clair, je retouche les inscriptions faites avec mon écriture, mais à ce moment-là l’ordinateur les reconnaît comme des lignes et non des lettres. La machine ne sait pas que c’est un “a”, alors qu’avant que mon “a” était un “a”.

English version.

THE FAN GALAXY VOL. 7: Forcing imperfection.

The process is an exploration of the relationship I have with technology and the machine. It is a reflection on what poetry is in the age of new media. But we talked about new media some time ago: let’s call it the age of new technology, or technology.

The underlying question is: how does poetry manifest itself nowadays? When poetry has to deal with current events, it does not take refuge in formalisms that are even 30-40 years old. It tries to live its time.

These are the answers I came to, because they are elements that have been pressing in my experience, that are linked to needs that arose in me as an artist and as a person.

When I made Laser Cut versions of the poem, there were produced an initial paper version, but then they were carved into wood or paper. When I digitised the paper version I made by hand, I digitised all the flaws: the crooked lines remained crooked, the imperfections were reproduced in the drawing because I wanted to impose my touch on the machine.

By changing the medium there are changes of meaning. Do you digitise the error to keep track of these moments?

Keeping track is one element, but not the only one. In my opinion it is not only a question of keeping track in the sense of “documenting”. The error is an element of meaning that the machine would otherwise lose. It always does what you say it does. It is you, the human being, who in dealing with the machine tends to simplify complexities.

Maybe the lines were crooked because the scissors have inaccuracies that the machine and the vector drawing do not have, but it is not certain that in losing these inaccuracies you do not lose some founding and fundamental aspect.

This is very clear in writing, that is, in handwriting. Almost immediately I stopped using any kind of font for the digital poems I wanted to write on paper. I found it debasing and unsuitable to use an existing font, I felt very much the need to use something of my own and, in particular, my handwriting.

I digitised my writing to be able to use it in print, in rematerialisation. So I made some web poetry with fonts, but when I started printing I made them with the font I had created with my own hands.

From there I went on to the point of vectorialising my handwriting: from the point of view of writing, I am the one who says everything, it’s my hand.

Now there are super-evolved fonts that have ligature variations, but I was looking for a system that could keep track of my personal variations.

Until I got to the point where I rejected even the font with my handwriting and instead preferred to digitise my handwriting in vector form. Let’s be clear, I retouch my handwriting, but at that point the computer recognises them as lines and not letters. The machine does not know that that is an ‘a’, whereas before that my ‘a’ was an ‘a’.

Intervista di Rachele Cataldo
Estrapolazione di Claudia Virzì
Traduzione francese di Federica D’Amico
Traduzione inglese di Maria Graziana Ronchi
Editing di Alessandra Richetto