Un laboratorio di fabbricazione a controllo numerico per lo sviluppo di materiali editoriali interattivi, sia multimediali, sia cartacei. Uno spazio dove produrre, giocare e imparare insieme, che offre servizi per la creazione e fruizione di contenuti e al contempo rafforza identità e coesione sociale.
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LA GALASSIA VENTAGLIO VOL.5: Non ricombinante, bensì mutante.

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Vérsion Française ci-dessous.
English version below.

Continua il discorso tra Daniela Calisi, autrice di Change e Rachele Cataldo, esperta di data visualization con cui condivide l’amore per l’interactive art.

Perché tieni tanto alla parola mutante rispetto a ricombinabile, intercambiabile?

Nella mia testa è una sottigliezza, ma ricombinante implica che tu hai degli elementi che sono quelli e che possono scambiarsi di posto e ricombinarsi più volte e in modi diversi, fino a generare significato.

Mutante va ancora più a fondo perché la mutazione è proprio la modifica del grafema. L’essenza stessa del componente fondante si deforma e quindi la poesia mutante ha delle conseguenze più sconvolgenti della poesia ricombinante.

Ho chiesto perché quando dici mutante si percepisce che c’è un’idea di fondo, come se in mente avessi questa idea di parole che mutano sul piano del valore.

Una volta, ho parlato una volta con Edoardo … che veniva a rivoli per farsi una collezione di ibridi, e da questo incontro ho riflettuto sul fatto che da un lato si ha l’ibrido, ad esempio un animale che è fatto di pezzi di animali identificabili; dall’altro c’è il mutante: un animale nuovo dall’aspetto di reale deformazione, di mutazione che va oltre le normali regole intellegibili. Una cosa è avere davanti una strana forma di cui riesci a identificarne forme e origini; un’altra è averne davanti una di cui non riesci ad immaginare l’origine. Questo è importante perché ha a che vedere con la meraviglia, con il fatto che si tratta di una cosa che non svela il suo segreto ma ci gioca, senza farti arrivare al fondo della comprensione puramente meccanica.

Il meraviglioso si accompagna sempre a un senso di smarrimento.

Esattamente.

Ritornando al passaggio dal fisico al digitale e poi di nuovo al fisico.

Il passaggio dal fisico al digitale e poi di nuovo al fisico è il tentativo di rendere materiale l’astratto, è un concetto che prima di essere concettualizzato è passato per vie esperienziali. Poi negli anni mi sono detta: mi succede in continuazione, faccio proprio così.

Sento l’esigenza di ritradurre continuamente un testo da un supporto all’altro.

Parto da un’iniziale scrittura cartacea, po faccio una digitalizzazione iniziale, poi magari passo di linguaggio in linguaggio, quindi una versione in Java, una versione in html, una versione animata, dopo rifaccio un modello cartaceo, poi passo al legno, poi dal legno ad altro. E in tutti questi passaggi avvengono nuove mutazioni. C’è un passaggio di stato fisico che io continuo a perpetrare sulla mia povera “vittima” testuale. 

Vérsion Française

On continue le discours entre Daniela Calisi, autrice de Change et Rachele Cataldo, experte de data visualization avec laquelle elle partage l’amour pour l’interactive art.

Pourquoi vous tenez autant au mot mutant qu’au mot recombinable, interchangeable?

Dans mon esprit ce n’est qu’une petite chose, mais le mot recombinant implique que tu a des éléments qui sont ceux, qui peuvent échanger leur places, se recombiner plusieurs fois et de différentes façons, jusqu’à générer du sens.

Mutante va encore plus en profondeur parce que la mutation est propre à la modification du graphème. L’essence même de l’élément fondateur se deforme et donc la poésie mutante a des conséquences plus choquantes que la poésie recombinante.

J’ai demandé parce que quand vous disiez mutante on perçoit qu’il y a une idée de base, comme si dans la tête vous avez cette idée de mots qui changent sur le plan de valoir.

Une fois, j’ai parlé avec Edoardo qui venait à Rivoli pour une collection d’hybrids, et à partir de ce moment j’ai réfléchi sur le fait que d’un côté il y a l’hybrid, par exemple un animal composé par des pièces d’animaux identifiables; d’un autre côté il y a le mutant: un nouvel animal avec un aspect de réel déformation, de mutation qui va au-delà des règles normales. Une chose c’est être face à une bizarre forme de que vous en reconnaissez formes et origines; une autre c’est d’avoir devant une forme que vous ne reconnaissez pas du tout. Cet aspect est fondamental et il concerne le concept de merveille, avec le fait qu’il s’agit de quelque chose qui ne nous révèle pas son secret mais il y joue, sans que vous arriviez au fond de la compréhension purement mécanique.

Le merveilleux est toujours accompagné d’un sentiment d’égarement.

Exactement.

En retournant au passage du physique au digital et ensuite de nouveau au physique.

Il s’agit d’une tentative pour rendre materiel l’abstrait, mail il est un concept qu’après d’être conceptualize il est passé par des voies expérientielles. Puis, pendant les années, je me suis dit: ça m’arrive tout le temps, c’est ce que je fais.

Je sens le besoin de retraduire sans cesse un texte d’un support à l’autre.

Je pars d’une première écriture à la carte, puis je le transforme en, ensuite je passe de langage en langage, donc une version Java, une version de html, une version animée, puis je fais un modèle de papier, et encore de bois et autre. Dans tous ces passages ont lieu des nouvelles mutations. Il y a un passage d’état physique que je continue à perpétrer sur ma pauvre “victime textuelle”

English version.

The conversation between Daniela Calisi, author of Change, and Rachele Cataldo, a data visualisation expert with whom she shares an interactive art passion, continues.

THE FOLDING FAN GALAXY VOL. 5: Not recombinant, but mutant.

Why do you prefer to use the adjective “mutant” than “recombinable” or “interchangeable”?

In my head it’s a subtlety, but “recombinant” implies the fact that you have these certain elements which they can swap places and recombine several times in different ways, until meaning is generated.

“Mutant” goes even deeper because mutation is the modification of the grapheme. The very essence of the founding component is deformed and therefore mutant poetry has more shocking consequences than recombinant poetry.

I asked because when you say “mutant” it’s perceived that there is an underlying idea, as if you had this idea of words changing in value in your mind.

I once spoke with Edoardo … who was coming to Rivoli to make a collection of hybrids, and from this encounter I reflected on the fact that on the one hand we have the hybrid, for example an animal that is made of pieces of identifiable animals; on the other hand there is the mutant: a new animal with the appearance of real deformation, of mutation that goes beyond the normal intelligible rules. It is one thing to be confronted with a strange form whose form and origin you can identify; but it’s quite another to be confronted with one whose origin you cannot imagine. This is important because it has to do with wonder, with the fact that it’s a thing that does not reveal its secret but plays with it, without letting you get to the bottom of purely mechanical understanding.

The wonderful is always accompanied by a sense of loss.

Exactly.

Back to the transition from physical to digital and then back to physical.

The transition from the physical to the digital and then back to the physical is an attempt to transform the abstract in a material essence; it is a concept that has passed through experiential channels before being conceptualised. Then, over the years, I said to myself: this happens to me all the time, this is what I do.

I feel the need to continuously retranslate a text from one medium to another.

I start with an initial paper writing, then I do an initial digitisation, then maybe I go from language to language, then a Java version, an html version, an animated version, then I redo a paper model, then I go to wood, then from wood to something else. And in all these steps new mutations take place. There is a passage of physical state that I keep perpetrating on my poor textual ‘victim’.

Intervista di Rachele Cataldo
Estrapolazione di Claudia Virzì
Traduzione francese di Federica D’Amico
Traduzione inglese di Maria Graziana Ronchi
Editing di Alessandra Richetto