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Un luogo aperto e accogliente dove entrare in contatto con la tecnologia e gli strumenti della comunicazione per accrescere consapevolezza, competenza e autodeterminazione.

DIPLOMI (RI)ANIMATI PARTE III- SUPERFUNNY BUTTON

Dopo Fly High e Vulcano, torniamo a parlare dei corti animati di CSC presentati al Cinema Massimo per la cerimonia dei diplomi degli studenti piemontesi.
Il corto in questione è Superfunny Button, creato da due soli autori, Elena Panetta e Valerio Sorcinelli.
L’essere in due ha creato loro qualche difficoltà di “bilanciamento”: si sono dovuti comportare da co-registi senza avere una terza persona che potesse far pendere l’ago della bilancia da una o dall’altra parte. Soppesare, argomentare e assecondare decisioni, tagli, selezioni: tutto tenendo sempre a mente il bene dell’opera.
Questo atteggiamento è stato per loro “professionalizzante” e li ha fatti crescere.

In “Superfunny Button” una ragazzina è chiusa in casa, nella sua piccola bolla confortevole, mentre la grande finestra alle sue spalle mostra una violenta invasione aliena che devasta il pianeta. Ma nulla turba la protagonista, distesa sul divano mentre annoiata scrolla il feed dei social network: gattini, gattini, altri video di gattini e ancora…, sì, gattini.
Finché alzatasi per andare a cercare qualcosa in frigo, nota un bottone che la trasporta in un mondo magico fatto tutto beh, di gattini. Qui si dà alla pazza gioia, fino a sfogare in maniera grottesca anche una certa natura selvaggia e violenta.

L’ispirazione del corto, ci raccontano gli autori, ha radici profondamente personali ma anche tristemente condivise, cioè la quarantena forzata a causa della pandemia da COVID-19. Ricordiamo che a differenza degli studenti dell’anno passato, i diplomati di quest’anno sono riusciti a godere della compresenza durante l’ultimo anno di corso, nonché l’anno in cui i corti sono andati in pre-produzione e produzione effettiva. Ma i postumi dell’isolamento sono duri a morire.
Valerio ha voluto focalizzarsi su una riflessione molto interessante scaturita proprio durante questo periodo: l’importanza della noia.

“ Negli ultimi anni, abbiamo vissuto dei momenti che ci hanno costretti a stare da soli con noi stessi, in quei momenti il più delle volte abbiamo cercato di ricorrere a qualsiasi espediente pur di scacciare quella sensazione di noia, soprattutto palliativi veloci che permettevano di distrarci”

Per enfatizzare ciò, la storia che viene raccontata ha natura ciclica. Parte nel monolocale e termina nel medesimo luogo alla fine del grande viaggio nel mondo dei gattini blu. L’unica differenza è che la protagonista, alla fine, ha un approccio differente: esce.
Il ritmo del corto è stato gestito in modo da amplificare il concetto della noia, e per questo viene implementata una narrativa di tipo circolare, ben studiata a partire dall’animatic, lo strumento più potente per un animatore quando si tratta di tenere le redini del ritmo narrativo.


Comfort zone, noia, indifferenza e qualsiasi altro tema lo spettatore possa scorgervi: queste sono le tematiche pesanti e claustrofobiche che soggiacciono alla narrazione, ma la superficie è ben diversa.
Lo stile con cui si presenta il corto risulta ossimorico. Infatti è assai colorato e carino anche quando la claustrofobia trova una valvola di sfogo in comportamenti violenti o istintuali. Questo lo si nota fortemente notando la color palette utilizzata:

“Ci piaceva evidenziare il contrasto tra colori zuccherati, forme morbide e appaganti con il carattere un po’ pungente della protagonista e i temi di più spessore trattati nel film.
La nostra protagonista vive in un monolocale, una stanza molto semplice. Non troppo realistica ma metafora della sua visione ristretta della vita. Come fosse in una bolla irreale, una confort zone autocostruita da lei. Le chiavi di lettura del film sono molteplici e le lasciamo agli spettatori. Sotto quel rosa candido si nasconde dell’altro…”

I forti contrasti non si notano solamente a livello cromatico perché anche il character acting s’insinua nel concept narrativo e sottolinea la polarizzazione tra temi e veste grafica dilatando e “stretchando” in maniera innaturale e ilare volti, movimenti ed espressioni dei personaggi.

Il design dei personaggi e del mondo ricorda la slapstick comedy di Hannah e Barbera degli anni trenta e il rinascimento di casa Cartoon Network: secondo loro queste case di produzione americane sono maestre della commedia animata e portabandiera dell’esagerazione di pose ed espressioni e solo in questo modo, dichiarano, sarebbe stato sensato mettere in scena le nevrosi della protagonista.

Al momento entrambi gli autori sono impegnati sul fronte lavorativo e soprattutto a migliorarsi sempre più, soprattutto in vista di molti progetti che vorrebbero che, prima o poi, vedessero la luce.

Alessandra Richetto