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DIPLOMI (RI)ANIMATI PARTE II- FLY HIGH

Dopo Vulcano, eccoci tornati con Fly High, corto animato realizzato da Giuseppina Fais, Lorenzo Pappa Monteforte, Kevin Rosso e Yagiz Tunceli.

Una squadrata città brulicante di colletti bianchi ospita altrettanto squadrati salaryman che si affrettano al lavoro, cittadini che iniziano il loro trantran quotidiano e CEO chiusi nei loro castelli di vetro in mezzo all’azzurro del cielo, indaffarati al telefono mentre ai loro piedi il formicaio cittadino prende vita.
I nasi e gli smartphone di tutti, all’improvviso, si voltano verso l’alto: un uomo sta volando in cielo. Senza apparecchi di sorta, solo muovendo le braccia come fossero ali.
È isteria collettiva, il fenomoeno del momento, la città apre gli occhi, prova a volare ma nessuno ci riesce. Tutti ne parlano, tutti vorrebbero essere lui oppure tirarlo giù a forza, ma la verità è anche l’uomo volante collassa al suolo, come il sogno che va in frantumi.

Nasce tutto da una canzone, ci dicono:

“Yagiz era intento nell’ascoltare musica ed in particolare una canzone “The Climb di Flying Lotus”, da quel testo e quella melodia è nata l’idea di un individuo che con il suo volo causasse reazioni contrastanti nella società che l’osservava.”

L’uomo volante rappresenta un evento straordinario e come viene visto dalla società moderna. Occhi, telefoni, facce attonite e facce esaltate, un mare di teste in fermento. Questo evento crea dissidi e confusione e il team vuole sottolineare la massa delirante fornendogli un design cubico, quasi come fossero pixel impazziti su uno schermo. Ma anche dando loro grandi braccia, proprio come quelle dell’uomo che le agita lentamente quasi fosse un falco; le stesse braccia che tutti potrebbero usare per volare ma che nessuno è in grado di usare. Le linee sconnesse e dinamiche che tracciano i contorni degli abitanti sono frutto di una precisa scelta stilistica che però ha dato qualche problema agli artisti:

“Ci interessava sperimentare qualcosa di innovativo che ci potesse aiutare a raccontare la storia senza sovrastarla e renderla eccessivamente pesante. Ma popolare con questo stile un’intera città è stato difficile. Fortuna, dopo tanta ricerca siamo riusciti ad usare un plug-in Goleam, grazie al quale abbiamo realizzato tutte le folle che fanno da sfondo.”


L’effetto stilizzato nasce da espressioni disegnate a mano e poi trasportate su un modello 3D: nonostante le difficoltà di traduzione, gli autori non si sono arresi perché a livello comunicativo le spesse linee nette che reggono il personaggio sono molto efficaci per la narrazione della storia e ciò si poteva vedere sin dagli animatic di pre-produzione.

Sempre dagli animatic il gruppo è partito per creare un buon bilanciamento tra la parte comica e quella seria del corto: dopo sessioni di decisioni collettive in cui i vari animatic di prova veniva messi in discussione assieme a Gabriele Barrocu, il tutor, sono giunti al risultato finale.

Il caos e i tumulti generati dalla figura dell’uomo, quasi metafora di una cometa concettuale sotto gli occhi di un’intera comunità dormiente e assuefatta alla vita di tutti i giorni, imprigionata dalle gabbie edili degli edifici, dalle strade squadrate, dallo schermo del cellulare, ha come climax una scena che mischia 3D e 2D dove l’uomo volante sovrasta serafico la città mentre per le strade la situazione precipita.

“Non volevamo un cut netto su quest’ultimo, ma abbiamo pensato potesse essere più efficace effettuare una transizione, attraverso la quale si passa da scene di rivolte animate in 3d a dei disegni 2D all’interno dei quali si percepisce sempre meno dettaglio, ciò per trasmettere la confusione e il caos che aumenta tra la popolazione in netto contrasto con la calma e serenità dell’uomo volante.”

Per gli autori l’animazione è il modo migliore per fare critica sociale e con “Fly High” l’hanno egregiamente dimostrato.
Al momento gli autori stanno cercando di trovare la propria strada come animatori 3D ma non escludono di poter tornare, un giorno, a lavorare insieme ad un progetto.

Alessandra Richetto

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