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Tecnica del cut – up narrativo e la figura di William Burroughs.

Il cut-up è una tecnica letteraria stilistica che consiste nel tagliare fisicamente un testo scritto, lasciando intatte solo parole o frasi, mischiandone in seguito i vari frammenti e ricomponendo così un nuovo testo che, senza filo logico e senza seguire la corretta sintassi, mantiene pur sempre un senso logico anche se a volte incomprensibile.

La tecnica era già stata utilizzata nel dadaismo con Tristan Tzara, ma fu largamente utilizzata a partire dagli anni sessanta dallo scrittore statunitense William Burroughs, che la elaborò insieme al pittore Gysin.

L’inquietante e affascinante scrittore, dopo il periodo vissuto a Tangeri in Marocco, si trasferì a Parigi dove conobbe il pittore Brion Gysin. I due avviarono una relazione che condizionò anche la sua scrittura; Burroughs perfezionò la frammentazione che aveva sperimentato con Pasto nudo (scritto con l’aiuto degli amici Kerouac e Ginsberg) attraverso lo studio della tecnica del cut-up. Partendo dall’assunto che anche la parola è un’immagine, il metodo consiste nel tagliare delle pagine di un testo per rimetterle insieme in combinazioni a montaggio; vuol dire saccheggiare le opere degli altri, letteralmente, collegando «pezzetti vividi di dettagli che svaniscono». Succede comunque, diceva Burroughs, l’influenza tra artisti è fondamentale nel processo creativo, perché non possiamo rubare consapevolmente? Insieme a Gysin scrisse un manifesto dal titolo Les Voleurs.
I primi esperimenti di cut-up di Burroughs e Gysin confluirono nel libro Minutes to go del 1959. I due estrapolavano passi dalla Bibbia, da Shakespeare, e poi li mescolavano con altri frammenti: i risultati erano imprevisti, i periodi assumevano nuovi e più ambigui significati. Un’evoluzione del cut-up è il fold-in, che si sostanzia nel piegare una pagina in due e di porla accanto a un’altra per ottenere un terzo scritto. Burroughs utilizzò il metodo del cut-up in alcuni romanzi (come Strade morte o interzona), ma sapeva che libri troppo sperimentali non trovano grande riscontro tra i lettori, così cominciò a usarlo per fini specifici: per descrivere, per esempio, stati di alterazione o dissociazione mentale di alcuni personaggi. Aveva notato proprio questo: che i risultati ottenuti applicando la tecnica alla scrittura erano molto simili ai discorsi che potevano appartenere a soggetti con disturbi psichici.


Maggie Musso

Riferimenti e per approfondire:
https://chiaraontheroad.wordpress.com/tag/tecnica-del-cut-up/
http://losbuffo.com/2017/02/07/il-cappello-e-la-tua-mente-la-tecnica-del-cut-up/
https://it.wikipedia.org/wiki/Cut-up
https://www.circololettori.it/2018/12/20/scrivere-come-david-bowie-la-tecnica-del-cut-up/

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