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Se una notte d’inverno un viaggiatore: la letteratura che gioca con la realtà

“Se una notte d’inverno un viaggiatore” è un romanzo del 1971, scritto da Italo Calvino.

Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino è un romanzo innovativo, perché è strutturato su diversi livelli di realtà, ma non solo, riesce a trascenderli. Infatti, il libro si propone di rivolgersi direttamente al lettore, non solo in quanto pubblico a cui indirizzare il proprio pensiero, ma in qualità di protagonista, proprio perché lettore di quel determinato libro.

Come dichiarato dallo stesso Calvino nel saggio I livelli della realtà in letteratura, i livelli di realtà possono essere distinti o fondersi trovando armonia. L’autore pone come esempio quello di Amleto che risucchia i livelli di realtà e ne crea il dramma.[1] Uno di questi livelli presente anche in Amleto è la presenza del metateatro, rappresentazione teatrale avente per oggetto il teatro stesso, che in Se una notte d’inverno un viaggiatore è metaletteratura, il libro che riflette su sé continuamente.

«[…] come cominciare a scrivere un romanzo. E questo è il momento della scelta: ci è offerta la possibilità di dire tutto, in tutti i modi possibili; e dobbiamo arrivare a dire una cosa, in un modo particolare».[2] Quest’affermazione appartiene allo stesso Calvino e in tutto il suo contrasto è messa in pratica in Se una notte d’inverno un viaggiatore, attraverso il quale l’autore realizza la potenzialità di più percorsi di scrittura, pur giungendo a un’unicità di conclusione. Le possibilità sono rappresentate dalla serie di incipit che intervallano il romanzo e il loro iter narrativo può essere paragonato a una spirale, che parte da un punto e continua ad aggrovigliarsi senza giungere a una vera e propria conclusione. Infatti, la struttura aperta è visibile nella successione degli incipit dei romanzi apocrifi, illustrati nel capitolo XI[3] in cui vengono accostati tutti uno di seguito all’altro: «Se una notte d’inverno un viaggiatore, fuori dall’abitato di Malbork, sporgendosi dalla costa scoscesa, senza temere il vento e la vertigine, guarda in basso dove l’ombra s’addensa, in una rete di linee che s’allacciano, in una rete di linee che s’intersecano, sul tappeto di foglie illuminate dalla luna, intorno a una fossa vuota, quale storia laggiù attende la fine? ». Questa sequenza appare rivelatoria, in quanto viene a delinearsi un altro incipit, nel quale la proposizione interrogativa finale prospetta un’ulteriore storia inconclusa. Così facendo, non si permette al cerchio apertosi con l’inizio della lettura di chiudersi, ma anzi, lo si lascia aperto affidando il non detto all’immaginazione e alla potenzialità di infinite altre storie.

D’altro canto, la storia della cornice è circoscritta in un percorso differente, più lineare e in qualche modo canonico. All’interno di essa viene a crearsi un cerchio che si apre e chiude perfettamente, ovvero quello della storia romantica tra Lettore e Lettrice: un uomo e una donna che si incontrano, si innamorano e dopo una serie di avventure si sposano, concludendo la vicenda nel modo più tradizionale possibile, come la più classica delle fiabe. Questa struttura ad anello è evidente anche dall’incipit e la corrispettiva frase conclusiva del libro. Infatti, il primo coincide con l’atto dell’inizio della lettura «Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino» e così com’è iniziato si chiude con l’enunciazione «Sto per finire Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino».  Relativamente a ciò, vi sono due aspetti da prendere in considerazione; il primo è il cambiamento di soggetto, dall’autore, che nell’incipit si rivolge al Lettore con la seconda persona singolare, al Lettore che conclude usando la prima persona singolare. Questo aspetto sembra voler sottolineare nuovamente sia il ruolo da protagonista svolto dal lettore all’interno del libro sia l’evoluzione del Lettore, che in primis era sovrapponibile al lettore reale e in un secondo momento diventa personaggio vero e proprio, tanto che la sua ultima affermazione è inserita all’interno di un discorso diretto. Il secondo aspetto concerne l’azione in sé descritta dall’incipit e la sua conclusione, ovvero la narrazione inizia e finisce grazie al ricollegamento dell’atto del lettore di aprire e chiudere l’oggetto libro: infatti, l’inizio della storia è innescato dall’acquisto del libro (sia da parte di noi lettori reali, sia da parte del Lettore protagonista), quasi a voler significare che ogni storia inizia proprio dal momento in cui acquistiamo il libro e la storia appartenente al mondo scritto si chiude (seppur può essere anche inconclusa) nel momento in cui l’oggetto libro si richiude.

Il romanzo rispecchia anche una sorta di esigenza stilistica di Calvino, che si attua «attraverso l’adozione di tutti i linguaggi possibili di tutti i possibili metodi d’interpretazione» e «che esprima la molteplicità conoscitiva del mondo in cui viviamo».[4]

Nella sua polimorfia, il romanzo è caratterizzato da un’altra immagine ricorrente, ovvero quella dei caleidoscopi. Essa è suggerita dal romanzo stesso nel racconto In una rete di linee che s’intersecano. L’idea del caleidoscopio può essere anche ricondotta all’idea di letteratura combinatoria di Calvino, su cui lo stesso romanzo si basa, basti pensare alla successione di racconto in cornice e abbozzo di romanzo apocrifo di cui il libro si compone. Si può altresì affermare, che nel romanzo, o meglio nella logica calviniana, l’essere è «infinitamente duplice»,[5] poiché la moltiplicazione dei fenomeni di realtà spesso avviene per coppie.

Il molteplice nella realtà e nell’organicità del romanzo scaturisce sensazioni di caos, confusione, smarrimento. Ad ogni modo, a provocare tutte le sensazioni nel lettore, quali vacillamento e disorientamento, è l’aspettativa disattesa dal romanzo dopo l’interruzione del primo racconto Se una notte d’inverno un viaggiatore.

A questo senso di perdita totale, che è ben espressa nel romanzo e allo stesso tempo che sovrasta i tempi moderni, Calvino risponde: «Il mio disagio è per la perdita di forma che constato nella vita, e a cui cerco d’opporre l’unica difesa che riesco a concepire: un’idea della letteratura».[6]


[1] Cfr. ivi, pp. 310-312

[2] I. Calvino, Cominciare e finire, in Lezioni Americane, Trento, Mondadori, 2017, p. 123

[3] I. Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore, Trento, Mondadori, 2016, p. 258

[4] I. Calvino, La sfida al labirinto, in Una pietra sopra. Discorsi di letteratura e società (“Il menabò”, n.5, Torino, 1962), p. 90

[5] Cfr. A.A. Rosa, Il «punto di vista» di Calvino, in Italo Calvino. Atti del Convegno internazionale, pp. 265-266

[6] I. Calvino, Esattezza, in Lezioni americane, p. 61

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