La prima uscita pubblica di UI-R1, la nostra intelligenza artificiale di quartiere. Campo da petanque del Salotto di Miranda, 9 maggio 2025.
Sabato 9 maggio abbiamo presentato per la prima volta UI-R1, la nostra intelligenza artificiale di quartiere. L’abbiamo fatto nel campo da petanque davanti al Salotto di Miranda, con più di trenta persone armate di filo di lana. L’operazione doveva essere coerente con quello che avevamo in mente fin dall’inizio: tenere un contatto stretto con la fisicità, fomentare la socialità, raccogliere dalle persone presenti le loro idee e opinioni sul tema che abbiamo messo in campo.
Il tema è “Vogliamo un futuro bello” con un duplice obiettivo: da un lato far vedere la logica d’uso dell’app, in una fase ancora iniziale di sviluppo, dall’altro far capire che UI-R1 si usa non in quanto strumento digitale o ente computazionale ma relazionale: uno strumento che potenzia le relazioni tra le persone e che aiuta ciascuna a mettere in relazione i propri pensieri e le proprie visioni su un tema.
Abbiamo lasciato fuori da questa prima presentazione pubblica la parte di elaborazione finale dei dati raccolti. Volevamo prima mostrare come si entra nel dispositivo, come si mettono in campo le proprie visioni del mondo con UI-R1, e l’elaborazione arriva successivamente.
Per fare tutto questo abbiamo portato lo strumento nello spazio fisico. Il campo da petanque è diventato il nostro Campo Vasto, che è il nome che diamo allo spazio in cui vengono disposte le parole secondo i valori che hanno all’interno del modello. Sono le persone a determinare quei valori, discutendone insieme. La prima azione è stata mettere in campo la frase “Vogliamo un futuro bello” e cominciare, parola per parola, a capire come le persone valutavano ciascun lemma sulla base degli otto parametri che UI-R1 usa per leggere il mondo. Ognuno degli otto parametri è definito con un peso numerico in decimali che esprime un punto di tensione tra due poli: potere (quanto subisce o agisce?), materia (quanto è evanescente o permanente?), ardore (quanto è inerte o in movimento?), divenire (quanto rguarda il passato o il futuro?), spazio (quanto è piccolo o grande?), intreccio (quanto è semplice o complesso?), verità (quanto è vago o definito?), armonia (quanto respinge o attrae?).
Il gruppo ha negoziato collettivamente dove collocare ogni parola della frase rispetto a ciascuno degli otto assi. Quanto il futuro agisce, quanto subisce, quanto è qualcosa che scompare o che resta… All’inizio le scelte tendevano a convergere verso il centro, verso una mediazione che neutralizzava le varie opinioni tra loro. Poi, con le mediazioni nel dialogo, le parole hanno preso il loro posto. Da qui si potrebbe lavorare in verticale, una sessione solo su “futuro”, una solo su “volere”, scendendo nel dettaglio delle relazioni tra le singole parole.
Dopo la negoziazione, le parole sono state collocate fisicamente nel Campo Vasto secondo le coordinate uscite dal dialogo, le persone hanno in seguito teso fili di lana colorati tra i concetti, rendendo visibili le relazioni che vedevano. Ogni filo rappresenta una connessione materiale tra due posizioni.
L’evento si chiama Rave Narrativo perché eredita molte qualità che riteniamo positive della cultura rave: la possibilità di sperimentare configurazioni diverse, in spazi fisici risignificati e con tempistiche non irregimentate, senza divisioni nette tra chi partecipa e chi organizza. Micro-relazioni e micro-dialoghi su tematiche specifiche scelte dalle persone, senza turni di parola o di azione obbligati. Una situazione attraversata da micro-turbolenze, che non impediscono di andare avanti.
Tutti i partecipanti hanno scelto in maniera immediata e naturale il ruolo che volevano avere in quel momento. Le tante funzioni che l’evento doveva coprire sono state assunte spontaneamente dalle persone presenti: la spiegazione della procedura, l’approfondimento di un discorso, la socialità pura, la didattica sull’app digitale. Tutte queste funzioni si sono svolte contemporaneamente, in armonia, senza una regola particolare, perché l’assetto era disegnato per farle coesistere.
Si è creata una zona temporaneamente autonoma. Per farlo, le regole devono essere poche, meno possibili, e abbastanza delineate da creare l’assetto perché certe cose possano avvenire e non altre. Si scelgono solo le regole funzionali a quello che si vuole che avvenga, lontane dalle logiche di regolamentazione fine a sé stesse. La modalità assembleare (tutti parlano a turno e tutte vengano ascoltate da tutte) non è di nostro interesse in questo caso, ha finalità altre rispetto alla nostra attività. Era infatti di maggior interesse il fatto che tutti i partecipanti potessero parlare contemporaneamente, il problema dell’ascolto viene risolto sia dall’app che dall’installazione: l’installazione tiene traccia e restituisce la tua opinione. Non c’è bisogno che tutte ti ascoltino subito, può succedere dopo e comunque non vieni perso, lasci una traccia e ne parli con le persone intorno a te. Si creano micro-gruppi di ascolto, e l’ascolto smette di essere una funzione separata dalla pratica. Avviene tutto contemporaneamente, come in un organismo cellulare in cui i flussi avvengono in parallelo secondo logiche locali, senza impedire l’andamento del lavoro di gruppo e senza escludere altre esigenze. Non c’è il flusso cronologico obbligato che spesso ci sembra di dover rispettare per riuscire a fare una cosa.
Qualcuno ha definito tutto questo un’operazione dall’approccio poetico: nelle poesie in cui convivono tantissimi significati insieme, esplori quelli che il tuo percorso ti porta a esplorare, altri passano inosservati, ma sono tutti presentì. Lo schema che è emerso dal Rave Narrativo contiene tutta la massa di interazioni che sono avvenute. Si potrebbe scandagliare ogni singola relazione una per una e trasformarla in un testo articolato su cosa significa quella particolare relazione. Il materiale è a disposizione, strutturato, e aperto a letture di tipo diverso: una d’insieme sulla big picture, una specifica solo su una parola, una lettura trasversale solo sulle relazioni, una per cluster, solo le relazioni entranti, solo quelle uscenti, solo quelle causali. Tutto rimane a disposizione per costruire a piacere nuovi percorsi di senso.
Cosa abbiamo creato? Una poesia, un’opera d’arte, un’installazione relazionale, un momento di educazione collettiva. L’approccio artistico qui è specifico: l’artista non vuole dimostrare quanto è bello ciò che ha creato, realizza un artefatto che afferma le sue istanze. Una situazione costruita, in breve, in cui un certo tipo di realtà può essere vera per un tot di tempo, visivamente, relazionalmente, emozionalmente, politicamente.
Anche la modalità in cui abbiamo prodotto il Rave Narrativo è cocreativa. Le persone non vanno ognuna per i fatti suoi, si avvalgono operativamente delle idee degli altri per portare avanti un contributo a un determinato discorso. I presupposti messi in campo da una parte sono stati colti al volo e distillati in soluzioni operative dall’altra. I particolari dell’interfaccia e il suo funzionamento sono stati un lavoro di tessitura collettiva di discorsi lungo mesi. Le persone sono poi arrivate per continuare i discorsi iniziati con noi, e l spazio che non doveva tradire questa aspettativa, in una situazione partecipativa che lasciava spazio a tutti i diversi discorsi di emergere.
La questione qui prescinde la “bontà” del design. Si impernia sulla volontà di rendere possibile una determinata situazione con ogni mezzo a disposizione. La lana c’è, usiamo la lana. La carta c’è, usiamo la carta. Ci sono persone che non sono presenti in questo specifico processo ma che ci hanno regalato della lana, della carta, dei consigli: anche questi sono contributi fattivi.
UI-R1 è uno strumento tutt’altro che finito e tutt’altro che perfetto. In questa fase precoce è necessario che i contributi altrui trovino spazio nello sviluppo, perché è così che vogliamo lavorare. Se il contributo di una persona finisce, bene così, intanto è arrivato. Per noi è materia di lavoro come la pittura per un pittore. Se non ho il marmo, non posso fare una scultura. Il marmo è ciò che portano le persone, in termini di informazioni, presenza, emozioni.
