Un laboratorio di fabbricazione a controllo numerico per lo sviluppo di materiali editoriali interattivi, sia multimediali, sia cartacei. Uno spazio dove produrre, giocare e imparare insieme, che offre servizi per la creazione e fruizione di contenuti e al contempo rafforza identità e coesione sociale.
Un luogo aperto e accogliente dove entrare in contatto con la tecnologia e gli strumenti della comunicazione per accrescere consapevolezza, competenza e autodeterminazione.

Sintesi del dibattito: «Antropia», 4 dicembre 2025

L’incontro «IA di Quartiere», promosso dal gruppo Entropie all’interno del ciclo Antropia, ha messo a confronto due modelli antitetici di IA civica: «Julia», chatbot turistico del Comune di Roma basato su tecnologia OpenAI e finanziato con fondi PNRR, e «IAQOS», esperimento di IA comunitaria co-creato dagli abitanti di un quartiere romano tra il 2018 e il 2019 da Salvatore Iaconesi e Oriana Persico. Nel frattempo Salvatore Iaconesi è scomparso; Oriana Persico guida oggi il Comitato scientifico di «Costruire Futuri».

Il contrasto tra i due modelli ha fatto emergere una distinzione fondamentale: da un lato l’approccio top-down, orientato al servizio; dall’altro quello bottom-up, focalizzato sul processo di costruzione collettiva. Il tema centrale del dibattito è stato la necessità di superare l’IA intesa come «prodotto» finito, un participio passato che espropria i cittadini di ogni agency, per riappropriarsi del processo di creazione. L’obiettivo primario è il raggiungimento della sovranità narrativa: dotare la comunità di uno strumento per generare contronarrative, bonificare discorsi tossici e promuovere la coesione sociale.

CaratteristicaJulia, Modello commerciale (Roma, 2024)IAQOS, Modello comunitario (Roma, 2018–19)
ObiettivoErogare un servizio informativo efficiente per turisti.Costruire una «geografia affettiva» del quartiere partendo dalle emozioni e dalle storie degli abitanti.
TargetTuristi.Abitanti del quartiere.
TecnologiaIA generativa pre-addestrata (Azure GPT-4o). Base di conoscenza globale preesistente.IA simbolica. La base di conoscenza è costruita da zero, parola per parola, dagli abitanti.
ApproccioTop-down: servizio erogato dall’alto, finanziato con fondi pubblici ma realizzato da Big Tech.Bottom-up: un «bambino» istruito dalla comunità per strada, con tablet, chiedendo alle persone di inserire ciascuno una parola.
CommittenzaFondi PNRR pagati a OpenAI/Microsoft.Bando Ministero della Cultura «Periferie Intelligenti».
InterfacciaIndividuale (chat su WhatsApp).Collettiva e fisica: tablet itinerante, installazione mobile a forma di passeggino.

Processo vs. prodotto: riacquisire agency tecnologica

Un tema ricorrente è la critica all’IA intesa come prodotto già confezionato, su cui il cittadino non ha voce in capitolo. Creare insieme un’IA di quartiere non ha come fine l’eccellenza del servizio, ma la consapevolezza: capire dal basso come queste tecnologie dovrebbero essere progettate e per quali scopi.

«Il fatto che ci abbiano portato l’intelligenza artificiale come un prodotto non ha a che vedere con l’anticapitalismo in senso commerciale; ha a che vedere con un annichilimento dell’attivismo, con un annichilimento della nostra intelligenza e della nostra capacità di attivarci.» Daniela Calisi

Sovranità narrativa e coesione sociale

Lo scopo ultimo del progetto è politico e culturale. L’IAQ è concepita come strumento per le comunità per raccontare se stesse, produrre contronarrative rispetto a quelle mainstream e bonificare i linguaggi tossici. Garantire l’accessibilità in tutte le lingue della comunità, incluso l’urdu, non è un dettaglio tecnico: è un atto di giustizia epistemica.

«Io mi rifiuto di obbligare le persone, per poter esprimere le loro idee, le loro competenze e la loro intelligenza, a tradurre anche solo in inglese o francese. Devo potermi esprimere in urdu perché la tecnologia ce lo permette.» Daniela Calisi

La questione critica della «comunità»

Un intervento cruciale di Ilda Curti ha messo in guardia contro un uso ingenuo del termine «comunità», definendolo una parola armata.

«La parola comunità è un’arma. Noi abbiamo una percezione della comunità che è quella buona, inclusiva. Ma nei nostri territori si confrontano due comunità: la comunità della cura e la comunità del rancore.» Ilda Curti

La costruzione di comunità non può essere delegata a uno strumento tecnologico: richiede processi umani di capacitazione e mediazione. L’IA può essere uno strumento a servizio di questi processi, non il loro sostituto.

Modelli di finanziamento e sovranità europea

Il caso Julia ha sollevato il problema della sovranità tecnologica. L’idea che «la partita sia persa» è stata contestata: la Comunità Europea ha investito 170 milioni di euro per promuovere le tecnologie digitali europee, e Mistral non è da sottovalutare. Le tecnologie europee per fare le cose che servono alle comunità esistono.

È stato criticato il modello di finanziamento basato sulla competizione tra soggetti, «la logica della piantina nel deserto». Serve invece investire nella costruzione di ecosistemi collaborativi. I gigli in un posto desertico non nascono: serve costruire il prato prima di aspettarsi i fiori.