Un laboratorio di fabbricazione a controllo numerico per lo sviluppo di materiali editoriali interattivi, sia multimediali, sia cartacei. Uno spazio dove produrre, giocare e imparare insieme, che offre servizi per la creazione e fruizione di contenuti e al contempo rafforza identità e coesione sociale.
Un luogo aperto e accogliente dove entrare in contatto con la tecnologia e gli strumenti della comunicazione per accrescere consapevolezza, competenza e autodeterminazione.

DIPLOMI (RI)ANIMATI IV- PENTOLA

Il prossimo corto dei ragazzi della scuola di cinema sperimentale di Torino “Pentola” di Leo Černic e vogliamo presentarvelo con un’altra intervista!

Leo ha avuto sin da subito un’idea ben nitida del progetto, un lavoro dallo stampo altamente autoriale, e ha deciso di sua volontà di essere l’unico autore ed esecutore del corto. Ci sono stati vantaggi e svantaggi derivati da questa decisione; perché da un lato non è dovuto scendere a compromessi creativi e progettuali, non ci sono state discussioni per divergenze d’idee. D’altro canto non ha avuto manforte nella realizzazione pratica del corto, visivamente molto ispirato e complesso; in più gli è venuto a mancare il supporto emotivo e mentale poiché non vi era nessuno con cui condividere momenti di debolezza, dubbi e da cui trarre la forza di andare avanti.

“La lavorazione è durata complessivamente un anno ed ed ero l’unico a potermi supportare. Ma dopo la chiusura da aprile a maggio per via dell’emergenza pandemica, siamo tornati a lavorare in presenza a scuola: eravamo tutti insieme. tutti hanno finito per seguire la realizzazione dei corti degli altri e ci siamo contaminati a vicenda.”

“Pentola” è la storia di un uomo intrappolato in un matrimonio triste e una vita chiusa tra quattro mura; davanti ad una pentola di fagioli, con la moglie che grugnisce inforcando il cibo, immagina di fuggire in un mondo fantastico in cui egli, supereroe mediocre della propria vita, si innamora di un Batman in borghese. Con naturalezza il vigilante ricambia il sentimento ed è un’esplosione di sensazioni, gioia e colori. Quando il protagonista decide di abbracciare completamente la sua nuova vita, deciso a non voltarsi più indietro, la realtà gli si ripresenta davanti.

“Stavo ascoltando la canzone di Giovanni Truppi in cui dice “Ho sognato che facevo l’amore con Superman”, da lì è nato tutto. Ho voluto giocare con un supereroe sfigato, un concetto che mi interessa molto, unendolo al tipo di supereroe incarnato da Batman.
Per quanto riguarda i temi è stato tutto molto naturale perché ho voluto trattare argomenti che mi stanno molto a cuore.”

Lo stile grafico, mosso e molto naturale, è lo stile che Leo sente più vicino al suo. Non ha dovuto modificare molto il tratto con cui disegna abitualmente, ma è solo stato adattato per rendere la resa grafica finale più vicina a quella desiderata.
Le animazioni vibranti delle linee, il tratto ruvido e spigoloso, creano un interessante contrasto con le tematiche trattate nel corto: amore, identità, libertà, sentimenti nuovi. Uno stile grezzo, ma chiaro, e una resa visiva impossibile da inquadrare in un frame statico (cosiddetto “Fliker“, un loop di tre frame che fa muovere continuamente le linee), rende precarie le emozioni messe in gioco dai protagonisti, come se quel tremore potesse farle sparire da un momento all’altro con un ceffone in faccia di realtà.
E’ difficile disarcionare l’utopia dalla realtà, spiccare il volo con i sentimenti, quando essa è rappresentata in maniera così terrena e cruda.
Anche gli sfondi fanno la loro parte nella comunicazione del messaggio dell’opera.


“Non mi reputo un grande disegnatori di sfondi anche se mi hanno detto che riesco a restituire omogeneità. In realtà deriva tutto dal mio amore per l’asimmetria e soprattutto per la piattezza delle immagini”

Leo ci racconta di come fosse tutto spontaneo, ma è vero che questi ambienti saturi di tratti, sempre in movimento, “flikeranti”, e assai claustrofobici, e caotici nei primi momento del corto, confezionano bene il punto di partenza del protagonista prima di andare nel regno della libertà. Oppressione, disordine, attesa: sarà stato tutto involontario, ma Pentola riesce a restituire tutto ciò grazie ai background di Leo.
Ed è il motivo per cui è così sconvolgente lo stacco musicale che l’autore colloca quando il protagonista e il supereroe coronano il loro amore:

“Era adatto alla situazione sessuale, va in contrasto con le scene che la accerchiano. Ho voluto renderla realistica ma anche di rottura, perché baciare qualcuno che ci piace non è qualcosa che ci dà il tempo di pensare ed essere razionali: è un’emozione improvvisa, totalizzante, che ingloba.

Parlando di musica, l’autore ha voluto dare molta importanza al comparto audio. Riesce infatti a distaccarsi dal classico audio cartoonesco per renderlo il più realistico possibile. E ciò è andato a supportare il realismo delle animazioni: era nella testa di Leo sin dagli albori del corto, il resto è andato di pari passo con l’evoluzione del progetto e la sua realizzazione.

Ora Leo è un libero professionista e vorrebbe veder realizzati alcuni suoi progetti.
Per lui il concetto di autorialità è estremamente importante: è fondamentale non fossilizzarsi sempre sullo stesso stile, sullo medesimo modo di narrare e sui temi da trattare. Ogni cosa ha delle sue esigenze ed è anche bene potersi sentire liberi e sfidati a spaziare e sperimentare. Non vuole trovare una comfort zone, forte del fatto che sono la crescita autoriale e lo scorrere del tempo a portare l’autore a modificare il proprio tratto grafico e il modo di raccontare le storie.

L’autore è fondamentale per l’arte, nulla potrà mai cambiare la presenza umana nella realizzazione di un’opera, non a caso siamo tutt’oggi affascinati dal disegno a mano nonostante la tecnologia. L’autore deve avere il suo spazio, e in Italia fatica a trovarlo”

Alessandra Richetto