Un laboratorio di fabbricazione a controllo numerico per lo sviluppo di materiali editoriali interattivi, sia multimediali, sia cartacei. Uno spazio dove produrre, giocare e imparare insieme, che offre servizi per la creazione e fruizione di contenuti e al contempo rafforza identità e coesione sociale.
Un luogo aperto e accogliente dove entrare in contatto con la tecnologia e gli strumenti della comunicazione per accrescere consapevolezza, competenza e autodeterminazione.

DIPLOMI ANIMATI| II- IL GRANAIO

Continua la rassegna di corti dei ragazzi del Centro Sperimentale di Cinema sezione animazione di Torino. Il corto di cui voglio parlare oggi è Il Granaio, di Arianna Binaghi, Gabriele Bollassa, Irene Frizzera e Gaia Rizzi, con Gabriele Barrocu come tutor, Fulvio Chiara alle musiche e Vito Martinelli al sound design.

L’idea nasce dalla passione per la storia medievale di Gabriele: voleva essere un racconto ambientato in quel periodo storico ispirato a Santa Caterina da Siena, a metà tra l’agiografia e “L’armata Brancaleone”. L’idea è mutata in favore di una storia che raccontasse in maniera ironica il tentativo di sopravvivenza di due sorelle nascoste in un granaio, mentre fuori dalle quattro mura due grossi eserciti si danno continuamente battaglia.

Il gioco di prospettiva, che strizza l’occhio alle miniature medioevali, è un effetto sia voluto che dettato dalla volontà di semplificarsi il lavoro: la presenza di oggetti 2D in un paesaggio che ne utilizza tre crea un senso di buffo straniamento; soprattutto semplifica la parte produttiva, in cui si possono spostare oggetti d’arredamento e di paesaggio senza preoccuparsi troppo delle profondità.

Tra le caratteristiche originali del progetto vi era quella di creare un corto stilisticamente simile a ciò che si presenta Lo straordinario mondo di Gumball, un mondo animato che mischia più linguaggi e stili visivi.
“La nostra compagna Irene è molto brava con la stop motion”, racconta Arianna “l’idea originale era di avere il granaio come una vera e propria costruzione”.

Il corto è passato attraverso un lungo processo di progettazione e di storyboarding e vi è anche stato un lungo lavoro di rendering, l’unione di più “livelli” in questo caso molto diversi tra loro: da un lato l’ambiente a texture araldica in cui si muovono i soldati (che ricordano molto i puppet della stop motion che si rifà al cut out cartaceo di Luzzati); dall’altro gli ambienti chiusi del granaio, dalla prospettiva stramba ma dai personaggi graficamente e strutturalmente differenti.
Ovviamente il tutto è stato affrontato in pandemia e quattro autori hanno dovuto farsi forza a vicenda, supportati da un professore-tutor.

“Avevamo a turno dei momenti di pazzia, l’importante era che almeno uno rimanesse sano per raccogliere i pezzi degli altri. Poi sarebbe toccato a lui poter sbattere la testa contro il muro. […] mancava l’interazione, la compresenza, e soprattutto la possibilità di girare delle scene in uno studio e chiederci un aiuto concreto l’un l’altro. La comunicazione a distanza è servita, ma c’era sempre una certa fretta di parlare per paura che cadesse la connessione o si sovraccaricasse la rete”
Arianna aggiunge: “Anche non avere a disposizione gli spazi comuni e gli strumenti della scuola ha reso tutto più complicato.”

Sorridono subito quando vengono loro chieste le opere che più amano e li ispirano, non tanto per questo corto quanto per la loro carriera in generale. Gaia e Arianna amano le serie d’animazione socialmente impegnate, nominano Steven Universe e la saga dell’Ultimo dominatore dell’Aria tra le loro preferite.
Una grossa fetta d’amore va anche per i maestri nipponici Hayao Miyazaki e Isao Takahata, e il loro creare personaggi fiabeschi e irreali, ma caratterizzati in modo tale da essere tranquillamente verosimili e immaginabili nella vita di tutti i giorni.

Alessandra Richetto

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