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Un luogo aperto e accogliente dove entrare in contatto con la tecnologia e gli strumenti della comunicazione per accrescere consapevolezza, competenza e autodeterminazione.

“The C-side”: l’altro lato della musica. L’ascolto musicale nell’era di Spotify

Con l’avvento del nuovo millennio sono stati numerosi i cambiamenti sociali che hanno caratterizzato il mondo musicale.  Già alle porte del nuovo secolo, l’industria musicale e i suoi attori si erano messi in moto alla ricerca di innovazioni che ridessero smalto ad un mercato che, nel 1981, per la prima volta dopo moltissimi anni, era in calo. Da qui l’impiego nel mondo musicale di un supporto per la memorizzazione ottica di informazioni numeriche, e di conseguenza anche della musica: il compact disc (CD).

La musica, dopo la “rivoluzione dell’elettrica”, si apre ancora una volta all’uso della tecnologia, non soltanto attraverso l’utilizzo di questo nuovo supporto, ma anche tramite l’introduzione di nuovi strumenti come ad esempio il “Fairlight CMI” il quale può essere considerato uno dei primi campionatori, utilizzato da Peter Gabriel (frontman dei Genesis e poi solista di grande successo)  nel suo quarto album da solista (1982).

Ma cosa accade dal 2000 in poi? Certamente la più grande rivoluzione tecnologica del nuovo secolo, dopo gli iPod, è sicuramente la nascita delle piattaforme di streaming musicale. Ne esistono di diverso tipo, con diverse funzionalità, diverse interfaccia e un diverso grado di estensione del catalogo musicale. Tuttavia fra queste piattaforme di streaming quella che più ha riscosso successo in buona parte del globo è certamente Spotify.

Questa viene ideata nel 2007 dall’azienda svedese Spotify AB e lanciata sul mercato nell’ottobre del 2008. Spotify racchiude un catalogo comprendente artisti appartenenti alle majors (EMI, Universal, Sony, Warner Music Group). A soli tre anni dalla sua nascita  raccoglieva circa 15 milioni di brani, e ad oggi molti nuovi artisti si sono aggiunti alla “scuderia” Spotify.

In cosa cambia l’ascolto musicale? Attraverso Spotify noi possiamo ascoltare e “produrre” contenuto musicale. Diversamente da quello che avveniva in passato, quando i ragazzi, per costruire la loro playlist musicale spendevano interi pomeriggi a “passare” le canzoni dal vinile/musicassetta del loro artista preferito ad un altro supporto che poteva essere una musicassetta o in epoca più recente un CD, ora il processo di nascita delle playlist musicali è molto più rapido. In circa cinque minuti siamo in grado di delineare una playlist musicale al cui interno non compaiono solo i migliori pezzi del nostro artista preferito, ma anche brani suggeriti da Spotify in base ai nostri ascolti più frequenti. Questo ci permette di conoscere artisti che magari ad un primo e superficiale ascolto avevamo messo da parte troppo frettolosamente.

Ma la grande rivoluzione, Spotify la fa nel 2018 con il lancio di Spotify Wrapped: un “pacchetto” di tutta la musica più ascoltata dall’utente dal 1 gennaio 2018 al 31 ottobre dello stesso anno. Tuttavia l’azienda svedese è stata in grado di fornire questo servizio agli utenti, proprio grazie al loro aiuto. La nascita di una nuova tipologia di fruitore-produttore, il cosi detto prosumer, termine coniato da Alvin Toffler nel suo libro “The third wave”, è la linfa vitale di questi servizi di streaming.

Il prosumer medio di Spotify nell’atto stesso in cui “consuma” musica sulla piattaforma, produce contenuto, sotto forma di dati. Tali dati vengono raccolti concorrendo alla formazione di quella che viene definita la “bolla dei filtri”, un algoritmo molto utilizzato nell’era del digitale che permette alla piattaforma di associare all’utente una serie di artisti, playlist, stazioni radio di artisti e molto altro contenuto in linea con i suoi gusti. Così, l’utente medio di Spotify non solo usufruisce di un servizio che ha completamente sconvolto il mondo musicale, e che sta cambiano o ha già cambiato  le dinamiche di produzione e diffusione musicale, ma attraverso le sue scelte, i suoi ascolti, contribuisce in maniera più rapida e significativa alla definizione delle richieste e del format di gusto delle diverse nicchie di genere.

di Pierfrancesco Campagnolo

BIBLIOGRAFIA

Spotify Wrapped: un esempio di Prosuming nella discografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/prosumer_%28Enciclopedia-della-Scienza-e-della-Tecnica%29/

https://it.wikipedia.org/wiki/Spotify F. Fabbri, Around the Clock. Una breve storia della popular music, Utet, Torino 2008, cap. 30, pp. 167-168.

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