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Tinder – it’s a match

Tinder è un’app per incontri che è stata lanciata nel 2012 e quindi è fra le prime applicazione con il sistema ‘swipe’. Con uno swipe l’utente può scegliere tra gli altri profili di persone che sono vicino. Con cui l’utente vuole chattare viene passato a destra. Chi invece non sembra come un match riceve uno swipe a sinistra. Se l’altra persona confermasse il ‘mi piace’, una conversazione sarebbe possibile. Così Tinder promette la possibilità di un incontro veloce o anche l’amore della vita. Oggi l’applicazione ha circa 50 milioni utenti.

Si può dire che Tinder è un catalogo delle persone. Ogni utente crea un profilo con alcune informazioni come sesso, l’età, residenza, la musica o le attività preferite, lavoro, corso di studio e l’università. Qualche utente dichiarano persino le misurazioni del proprio corpo. Più importante, tuttavia, sono le fotografie che devono fare un’impressione attraente e riflettere anche la personalità (presunta) dell’utente. In breve: la persona al cellulare diventa un utente che diventa un profilo che funziona come una descrizione di un prodotto. Così l’user si trasforma in un prosumer. Si crea un alter ego digitale per vedere gli altri ‘prodotti’ e scegliere un match potenziale. A differenza della ricerca analogica di un partner non si deve uscire o avere il coraggio di rivolgere la parola a qualcuno interessante. In questo senso Tinder sembra un po’ come Amazon. 

Come Amazon l’applicazione usa gli algoritmi per garantire i match: alcune anni fa è stato un punteggio ‘Elo’. Ciò significa che due utenti con simile quantità di ‘mi piace’ hanno avuto un’occasione più grande di vedersi su Tinder. Quindi l’aspetto è stato Il fattore determinante ed è anche oggi molto importante per l’algoritmo nuovo che prende in considerazione le preferenze e l’attività degli utenti. Per quanto riguarda la reputazione questo ha una importanza più profonda. Esiste persino un sistema di promozione: altri profili con una grande concordanza sono proposti dall’app per un ‘Super Like’, che è la stessa idea come il ‘I clienti che hanno visto questo articolo hanno visto anche…’ su Amazon. Insomma la gente che usa Tinder viene valutata ed è esposto ad un ciclo di feedback come un prodotto. Valutazione, analisi ed adattamento al mercato. Il proprio corpo, aspetto e personalità diventano oggetti che continuamente devono essere adatti per avere successo su Tinder. Esistono saggi che documentano una relazione fra l’uso dell’applicazione ed una bassa autostima degli utenti in confronto ai non utenti.

In questa maniera l’user diventa prosumer e prodotto nello stesso momento. Questi meccanismi non sono nuovo ma Tinder rappresenta un momento culminante riguardo alla qualità e la quantità. 

Reputazione su Tinder?

Sui Piattaforme sociale come Tinder la reputazione è un fattore essenziale. Come Gloria Origgi ha scritto nel suo saggio What is Reputation?  la reputazione è soprattutto un problema di fiducia e della fidatezza supposta. Ma come funziona la reputazione su Tinder? Non esiste un sistema come ‘mi piace’ o ‘punti di Karma’, non c’è un punteggio di valutazione. Almeno non c’è un punteggio visibile. Alla prima occhiata Tinder sembra come una piattaforma senza un sistema di reputazione.

Si può solamente scegliere fra lo swipe a destra o a sinistra e normalmente non si può differenziare tra una persona reputata o non reputata. Soprattutto le mie interazioni con gli altri utenti non sono visibile, quindi per me stesso gli altri profili non diventano ‘informazioni valutati’ come scrive Gloria Origgi. Insomma Tinder non è una rete perché non ci sono i collegamenti fra gli utenti anzi ci sono solo canali paralleli. In un sistema così lineare la reputazione non ha importanza.

Come ho già detto non c’è un punteggio visibile ma esiste un sistema di valutazione invisibile: l’algoritmo che ordina i prosumer. Per questa classificazione la quantità dei swipe a destra (positivo) che gli utenti hanno ricevuto è importantissimo. Così le persone con una simile quantità di reazioni positivi si vedono prima. In questa maniera l’app garantisce i ‘match’. Insomma Tinder fa il lavoro di valutare le informazioni sugli altri utenti per noi e fa incontrare i prosumer con una reputazione simile. Non è facile decidere se questo sia un “aristocratic network”, come scrive Origgi, o no. Rendendo conto del fatto, che attrattività è un concetto formato dalla società e dalle applicazioni come Tinder, l’algoritmo sarebbe un “aristocratic network” perché ricevere molte reazioni positive sarebbero uguale a essere molto attraente. Origgi parla di “bias” per descrivere come la nostra conoscenza per esempio sulla attrattività ordina come vediamo il mondo. Ma come ho scritto prima la valutazione degli utenti non è visibile ed essere aristocratico dipende dalla visibilità della propria nobiltà. Questo fatto dovrebbe essere analizzato di più.

Così Tinder rappresenta una piattaforma che paradossalmente ha un sistema di reputazione invisibile.

di Conrad Rethfeld

Fonti:

https://www.edge.org/conversation/gloria_origgi-what-is-reputation

https://news.unt.edu/news-releases/men-have-highest-risk-low-self-esteem-while-using-tinder-unt-study-finds

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