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Twitch: l’evoluzione del live streaming

A chi non è ancora capitato di vedere, anche per caso, un video di gaming? Ve lo dico io: a nessuno.

Sembra che negli ultimi anni il format preferito dagli utenti sia quello che prevede la visione di di un qualsiasi evento accompagnata da una reaction, ossia una vera e propria risposta a caldo da parte del content creator a quello stesso evento.

Questa è associata ad un’altra preferenza di una grande fetta di utenti: i videogiochi. Così nasce il gameplay: video post prodotti che rappresentano giocatori amatoriali reagire in tempo reale al videogame, il quale ci viene mostrato dalla loro prospettiva di gioco, nella parte più grande dello schermo.

Appare quasi superfluo ogni tipo di approfondimento su questa categoria di intrattenimento, ormai sulla bocca di tutti. Nel giro di due anni dalla sua nascita, infatti, le iscrizioni dei canali di gaming più coinvolgenti hanno raggiunto cifre esorbitanti, arrivando a toccare i 5 milioni e rendendolo un vero e proprio fenomeno della metà di questi anni ’10.

Era solo questione di tempo prima che si manifestasse la voglia, da entrambe le parti (followers e gamer) di condividere dal vivo l’esperienza di gioco. Eventi live e dirette ben accolti dal pubblico, hanno portato alla migrazione degli interessati a questa categoria su un’altra piattaforma: Twitch.tv. Di cosa si tratta?

Per coloro i quali non avessero mai sentito questo nome prima d’ora, Twitch.tv è la piattaforma leader nel settore del livestreaming, ossia dirette trasmesse online, di eventi e competizioni degli sport elettronici, i cosiddetti eSports. Nasce nel 2011 come piattaforma parallela a Justin.tv, e viene poi acquistata da Amazon nel 2014, diventando imbattibile dai competitors YouTube e Dailymotion.

Diversamente da YouTube, Twitch presenta esclusivamente contenuti in livestreaming, permettendo la condivisione istantanea con gli spettatori non filtrata dalla post produzione, potremmo dire quasi più genuina, spontanea, e permette, dall’altra parte, agli spettatori di partecipare attivamente attraverso commenti in tempo reale che spesso sfociano in argomenti di discussione o spunti per i prossimi contenuti.

Ne risulta chiaro il potenziale: più interazione, più contenuti; più dirette, meno lavoro di post produzione. E così, anche gli YouTubers non interessati al mondo del gaming non hanno tardato a posizionarsi su questa piattaforma, alcuni scegliendo di abbandonare completamente quella di provenienza. Si crea così un’offerta ampia e diversificata che tocca quasi tutti i campi di interesse: giochi da tavola, fumetti, telefilm, eventi internazionali, fino ad arrivare al gossip e alla beauty care.

Ma non si tratta solo di mole di lavoro e interazione: attraverso l’inserimento di prodotti a fini commerciali, la pubblicità ma soprattutto le iscrizioni, il guadagno degli streamer è direttamente proporzionale al suo merito. L’utente si fa diretto consumatore, il quale non si limita alla sola visione di contenuti, ma piuttosto supporta il proprio streamer preferito con l’abbonamento al suo canale. Esso ha un costo fisso di 5 euro al mese, ed è oltretutto una delle principali fonti di guadagno della piattaforma, che detiene il 50% di ogni abbonamento.

In questo senso, anche la reputazione di ogni streamer è calcolata sulla base degli iscritti ai relativi canali, delle interazioni durante le live streaming e in particolare sulla base dei subscriber.

Insomma, guadagni, interazione, contenuti freschi: Twitch sembra essere il paradiso degli streamer e il futuro dell’intrattenimento online.

 

 

AUTORI: Valentina Angotti, Flavio Dell’Erba

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