Un laboratorio di fabbricazione a controllo numerico per lo sviluppo di materiali editoriali interattivi, sia multimediali, sia cartacei. Uno spazio dove produrre, giocare e imparare insieme, che offre servizi per la creazione e fruizione di contenuti e al contempo rafforza identità e coesione sociale.
Un luogo aperto e accogliente dove entrare in contatto con la tecnologia e gli strumenti della comunicazione per accrescere consapevolezza, competenza e autodeterminazione.

YOUTUBE: “BROADCAST YOURSELF”


PIÙ PRODUTTORE O CONSUMATORE?
LA FIGURA DEL PROSUMER SU YOUTUBE

Trasmetti te stesso

Youtube, fondato il 14 febbraio 2005, è una piattaforma di broadcasting online, che ha fortemente contribuito alla nascita del materiale UGC.

Sin da subito entrata nelle nostre vite anche grazie al suo efficacissimo slogan Broadcast Yourself, che letteralmente “Trasmetti te stesso”; ed è forse lo slogan che meglio si è insinuato nella nostra mente, dopo il celeberrimo “I’m lovin’ it” di Mc Donald’s. La ragione è semplice: con sole due parole esprime l’intero concept che sta alla base di questa enorme piattaforma che è tutto tranne che un semplice veicolo per pubblicare banalmente i nostri video.

Youtube consente la condivisione e visualizzazione in rete di contenuti multimediali (video sharing). Sul sito è possibile vedere videoclip, trailer, cortometraggi, video divertenti, notizie, live streaming, slideshow, video blog, brevi video originali, video didattici. Ma è molto altro ancora: un social network, una guida di viaggio, un motore di ricerca, ed è soprattutto un canale pubblicitario che permette alle aziende di comprare spazi in cui presentano i loro prodotti prima del video o durante esso (di solito questi spazi pubblicitari sono collegati a video che rientrano nei trend dei contenuti più ricercati o nuovi video rilasciati dai più famosi artisti di successo del momento).

Attivi e passivi

All’utente viene richiesto, già dallo slogan, di trasmettere sé stesso, di farsi conoscere. Su YouTube è infatti possibile creare un canale all’interno del quale caricare i propri video, ma in materia di coinvolgimento dobbiamo considerare anche coloro che utilizzano vecchie strategie di interazione per fruire dei nuovi strumenti di comunicazione. I lurkers sono coloro che consumano senza lasciare alcun feedback attivamente comunicativo. All’interno della piattaforma, si possono configurare infatti diversi tipi di atteggiamenti, ciascuno dei quali può essere generato da bisogni intrinseci differenti del consumatore: informativi, auto-espressione, intrattenimento, costruzione di legami sociali… Ma Per poter analizzare il profilo del prosumer su YouTube è necessario però comprendere gli strumenti che il sito mette a disposizione degli utenti: l’upload, Like, Dislike (opzione spesso assente su altri social), commenti, la condivisione (specialmente su altri canali di comunicazione). Ma uno degli atteggiamenti più comuni è proprio quello del consumo: non è affatto inusuale che le persone si limitino alla sola visualizzazione degli audiovisivi o alla lettura dei commenti posti sotto di essi.

Vlogger e Prosumer

Il vlogging è la pratica consiste nella spettacolarizzazione del privato mediante filmati della vita quotidiana condivisi pubblicamente, i cosiddetti vlog. Questa vicinanza rende gli spettatori più affini ai vlogger e instaurano con loro dei rapporti di familiarità creando una “big family”. Grazie anche all’assenza di filtri e alla genuinità dei loro video si avverte la sensazione di conoscere il creator e si arriva a considerarlo un amico poiché autentico e sincero. Lo scopo del prosumer, oltre a quello di lucro, è di incrementare i propri iscritti, avere un riscontro tramite commenti o likes, avere notorietà e avere un’approvazione sociale tramite i feedback positivi. E così moltissime persone dinanzi ad una videocamera hanno iniziato a mettersi in gioco e diventare prosumer o meglio conosciuti come Youtuber, che realizzano i video con il fine unico di compiacere il pubblico e sono mossi prevalentemente dall’esigenza di visibilità e apprezzamenti da ottenere un po’ ad ogni costo. Ma non finisce qui. Anche il vlogger fa parte della categoria dei prosumer.

Gli utenti che decidono di creare contenuti vengono chiamati creators e se raggiungono una certa popolarità diventano degli Youtubers, termine che nell’ultimo decennio ha spopolato così tanto che qualcuno ha fatto dello youtuber la propria professione. La parte più divertente di questo lavoro (o passatempo) è di sicuro l’interazione tra i creators e gli utenti che si fanno sentire attraverso i commenti che fanno sotto i video, stimolando talvolta il creator. Su YouTube è inoltre possibile, raggiungendo un certo numero di visualizzazioni, monetizzare i propri video, ovvero guadagnare grazie alla pubblicità inserita da Google durante la fruizione del video (alcuni arrivano a guadagnare anche più di 100.000 euro/anno) e il grosso dei guadagni arriva dalle partnership con altre aziende. L’utente di Youtube, quindi, ha davanti a sé una vastissima area di opzioni tra cui scegliere per utilizzare al meglio questa piattaforma a seconda delle proprie esigenze.

Un’opportunità per le aziende

Anche le aziende, consce delle potenzialità comunicative del mezzo, cercano ben presto di conquistarsi una fetta di visibilità su di esso (creando la pagina dell’azienda, con pubblicità pre-roll…). A differenza però di altri social (usati spesso come servizio “assistenza clienti”), YouTube non sembra prestarsi ugualmente bene alla creazione di discorsi e discussioni con la marca, questo perché la comunicazione viene percepita come poco immediata.

YouTube e il fenomeno della transmediazione

Il fenomeno della transmediazione, appare però molto evidente sul sito. È anche grazie alla pubblicazione e la condivisione di contenuti su altre piattaforme social che il materiale acquista ulteriore significato passando attraverso veri e propri processi di risemantizzazione. In conclusione, su YouTube, troviamo due profili: i partecipativi, spinti perlopiù dal desiderio di autopromozione e comunicazione; i non partecipativi, che tendono a limitarsi al consumo. Queste figure compongono le macro-categorie di prosumer presenti sulla piattaforma e devono essere entrambe tenute in considerazione qualora si cerchi un’audience al suo interno.

Ilaria Ingrao
Eleonora Fiorentino
Caterina Miggiano

Fonti:

Burgess J, e Green J., Youtube, Cambridge, Egea, traduzione di Mazza M., Milano, 2013

Takahashi M., Fujimoto M., e Yamasaki N., The active lurker: Influence of an in-house online community on its outside environment, 2003

Smith Andrew N., Fischer E., and Yongjian C., How Does Brand-Related User-Generated Content Differ Across YouTube, Facebook, and Twitter? 2012

https://it.wikipedia.org/wiki/YouTube

https://corsi.unibo.it/magistrale/ComunicazionePubblicaImpresa/le-tesi deglistudenti/4b61bd8523624769bd959315d5d98af7

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