Un laboratorio di fabbricazione a controllo numerico per lo sviluppo di materiali editoriali interattivi, sia multimediali, sia cartacei. Uno spazio dove produrre, giocare e imparare insieme, che offre servizi per la creazione e fruizione di contenuti e al contempo rafforza identità e coesione sociale.
Un luogo aperto e accogliente dove entrare in contatto con la tecnologia e gli strumenti della comunicazione per accrescere consapevolezza, competenza e autodeterminazione.

The real Instagram: a visual grammar

AUTORI&AUTRICI:

Barbara Buffa

Hewan Vitrano

Nazzareno Lacidogna

Simone Srà

INTRODUZIONE ALLA PIATTAFORMA

Instagram è un’applicazione che nasce il 6 ottobre del 2010, i suoi ideatori sono Kevin Systrom e Mike Krieger. Nata con lo scopo di focalizzarsi sulla condivisione di immagini, inizialmente era disponibile solo sull’App Store, ma in breve tempo venne resa disponibile anche sugli altri sistemi operativi. L’app riscosse fin dal primo momento un grandissimo successo e dal 2011 venne integrata la possibilità di aggiungere degli hashtag alle foto, che fornissero informazioni sul contenuto della fotografia e che potessero così offrire la possibilità ad utenti che non seguissero la persona di visualizzare delle foto con contenuti di loro interesse.

L’app è accessibile a tutti, però per potersi muovere al suo interno bisogna avere un profilo personale. Una volta creato l’account, sono svariate le azioni che si possono svolgere, oltre a quella ovviamente di pubblicare foto: si può navigare tra i vari contenuti contenuti digitale e tra gli utenti, ma può anche commentare e dare un feedback a ciò che vede. L’app permette di porre una reazione positiva, i mi piace, ai contenuti che apprezza, e gli altri utenti sono in grado di vedere a quante persone e a chi piace un determinato contenuto. Nel caso di personaggi famosi e influenti per poter distinguere il loro profilo “ufficiale” è stato inserito un simbolo di autenticità, una “V” che indica che il profilo è verificato (verified).

Dal 2013 è stato creato la Instagram Direct che rese possibile messaggiare in tempo reale con altri utenti, grazie alla possibilità di creare chat private o di gruppo. Un’altra funzione più recente invece è la possibilità di pubblicare delle stories, che compaiono nella sezione alta della homepage e che scadono dopo appena 24h. Altra peculiarità è stata l’introduzione di elementi quali nuovi filtri, foto HD, cornici opzionali, rotazione e zoom delle foto in-app, maggiore durata dei video, la possibilità di pubblicare in un solo post fino a 10 immagini e/o video, l’opportunità di creare un account aziendale e l’introduzione delle dirette, cioè la possibilità di trasmettere video in live streaming, interagendo con gli utenti che commentano.

Il successo di questo social network è dovuto a diversi fattori, in particolar modo: alla sua portabilità (ossia la possibilità di poter usare l’app ovunque vi sia una connessione internet, sia da telefono, che da PC); e all’estrema semplicità dell’interfaccia (con il quale l’utente si relaziona). Oltre alla possibilità di accesso illimitata, l’app garantisce all’utente di passare dalla posizione di spettatore a quella di autore, anche senza che esso possegga specifiche capacità e competenze informatiche e tecnologiche.

INSTA-PROSUMER

L’intuitivo e rapido utilizzo di Instagram ha attirato, nel corso degli anni, sempre più utenti. Questi hanno infatti appreso immediatamente i pochi e semplici accorgimenti necessari per creare i propri contenuti, ispirati anche dalle figure degli/lle influencer, che hanno trovato su questa piattaforma un’inedita possibilità di guadagno e di fama.

Oggi chiunque è in grado di pubblicare post, utilizzando al meglio gli strumenti messi a disposizione dalla piattaforma.  È in questo senso interessante parlare di visual contiguity, ovvero della pubblicazione di contenuti caratterizzati da tratti stilistici distintivi, per cui un(‘)utente si identifica automaticamente come unico e originale rispetto ad un(‘)altro/a utente.

Questi ultimi sono per questo definibili producer: creano e diffondono oggetti mediali, visibili a chiunque appartenga alla medesima community social di Instagram. Gli utenti di questa piattaforma infatti sono inseriti in una rete di scambi continui, entro la quale ricoprono anche il ruolo di consumer. Ciò perché una volta curata la propria immagine, gli instagrammer osservano l’attività degli altri profili, premiano i contenuti che più apprezzano con i mi piace, usufruiscono della geolocalizzazione per scoprire le attività che un determinato luogo può offrire, digitano hashtag per ricercare contenuti attinenti a un tema d’interesse e cliccano sui tag per rintracciare utenti e pagine capaci di destare la loro curiosità.

Gli utenti Instagram, risultano in conclusione, essere la sintesi perfetta fra producer e consumer, definita da R.A. Ventura con il nome di prosumer. I due ruoli coesistono nella medesima persona la quale, il più delle volte senza accorgersene, crea – e ricerca, al contempo – continue fonti di ispirazione. Il quotidiano sforzo, necessario per costruire un’immagine di sé attraente e interessante, non trova ricompense, se non una misera e intima soddisfazione, i.e. numero di like e/o il numero di visualizzazioni video ottenuti. I casi di successo costituiscono oramai dei modelli a cui aspirare, lasciando spazio alla speranza di riuscire un giorno a guadagnare e a non essere più, a quel punto, dei/lle semplici prosumer.

INSTA-REPUTATION

Nel suo saggio, Gloria Origgi parla della cosiddetta digital reputation che tutti noi creiamo sui social: ciascuno di noi, con l’avvento di questi, ha potuto concretizzare una seconda vera e propria identità digitale; un secondo io smaterializzato che spesso non rispecchia la nostra identità reale. Su Instagram ogni utente può essere chi meglio crede: un(a) food blogger, un(a) travel blogger, un(a) fashion blogger… Insomma, tutti creiamo contenuti in base alle nostre aspirazioni digitali ed è a questo punto che entra in scena la reputazione, che nasce dal momento che tutti noi utenti necessitiamo una sorta di “approvazione altrui” mediante quelli che tutti conosciamo come mi piace: in breve, siamo tutti in un certo qual prede e prigionieri di una sorta di “narcisismo digitale” che comporta una certa reputazione e una certa visibilità nell’abisso del digitale. Ognuno sceglie il gruppo di utenti a cui mostrarsi in cui ci si sente a proprio agio, come in una bolla che ci si addice perfettamente.

Tutto questo, però, ha creato negli user della piattaforma una vera e propria ossessione: la ricerca compulsiva e spesso incontrollabile del maggior numero possibile di like – il più delle volte non appartenenti alla nostra rete di follower ristretti – quasi da farne una malattia o peggio un disturbo ossessivo compulsivo (a tutti gli utenti sarà capitato di sbloccare il telefono e cliccare involontariamente e inconsapevolmente l’app di Instagram per l’abitudine di entrarci spesso). Per questo motivo da qualche settimana nell’app non è più disponibile il numero di mi piace sotto ogni contenuto pubblicato: una sorta di “cura” a questa ossessione e, soprattutto, per cercare di spingere gli utenti a postare i contenuti non per ottenere reputazione/ approvazione e, quindi, per creare contenuti “falsi” per attrarre gli altri, bensì semplicemente per creare una bacheca personale con gli scatti che più ci piacciono, nonché scopo originario ed autentico della piattaforma.

Su Instagram esistono diversi modi per creare una propria reputazione, ma è anche vero che, per quanto possa essere facile crearsela, è altrettanto facile perderla in un attimo.

FONTI:

R. A. Ventura, User Generated Content in Teoria della classe disagiata, Minimum Fax, 2017, 126-160

Volli, U. Svago, sguardo, iper-esperienze, 2003

Lo Sciame Digitale, Byung Chul Han

La figura del Producer, siidigitale.it

What is reputation, Origgi

http://www.treccani.it/vocabolario/reputazione/

https://www.rollingstone.it/rolling-affairs/news-affairs/instagram-rimuove-il-numero-di-like-dalle-foto-panico-tra-gli-influencer/469277/

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