Un laboratorio di fabbricazione a controllo numerico per lo sviluppo di materiali editoriali interattivi, sia multimediali, sia cartacei. Uno spazio dove produrre, giocare e imparare insieme, che offre servizi per la creazione e fruizione di contenuti e al contempo rafforza identità e coesione sociale.
Un luogo aperto e accogliente dove entrare in contatto con la tecnologia e gli strumenti della comunicazione per accrescere consapevolezza, competenza e autodeterminazione.

GUY DEBORD

Valeria Secchi e Rachele Cataldo

Guy Debord (1931 Parigi–Bellevue la Montagne,1994) è noto come l’esponente principale del gruppo d’avanguardia artistica e culturale The Situationist International(SI), una coalizione di artisti nata negli anni Cinquanta del Novecento, con pensiero e condotta vicine a quelle che avrebbero successivamente caratterizzato il ’68.

Nella vita Debord ha, non solo seguito, ma capeggiato le critiche radicali sull’industria culturale e sul modo di vivere nella moderna società capitalista. Nello specifico nel 1967 pubblica il suo saggio più celebre La società dello Spettacolo. Il testo da forma ai pensieri di alienazione e reificazione che secondo l’intellettuale caratterizzano le trasformazioni della società europea nel secondo dopoguerra. In particolare attraverso lo sviluppo economico sono emersi i nuovi fenomeni sociali del consumismo e dell’ estrema rilevanza dei mass media. Ciò che tuttavia rende peculiare la tesi di Debord è la colpa che lo spettacolo, parte costitutiva della società contemporanea, ha in tutto questo e come la realtà venga costantemente rimpiazzata dalle immagini.

La realtà viene costantemente rimpiazzata dalle immagini. Le immagini hanno sostituito il reale e la vita è diventata come un gigantesco film – o una gigantesca pubblicità – su cui non abbiamo alcun controllo. Di fronte a questo, la pratica situazionista è un magnifico “No!” al mondo della televisione, del consumismo, del lavoro alienato, delle “vacanze”, dello sport organizzato, dell’istruzione superiore, del turismo, dell’acquisto di un noleggio. (The Guardian 2001 trad.)

L’arte poteva essere vissuta all’interno della vita stessa attraverso momenti di vita autonomi vissuti consapevolmente; tra le più svariate situazioni vi è la passeggiata urbana, intenzionalmente senza meta, che potrebbe durare per giorni: il concetto situazionista deriva. Un altro concetto associato dai situazionisti è quello di détournement, basato sul concetto di libera appropriazione di creazioni altrui, purché non si abbiamo fini commerciali, in cui ci si appropria di immagini e altri artefatti culturali da fonti tradizionali e si ripropongono con intenzioni radicali.

Chiara Ferragni, CEO dell’azienda di moda The Blonde Salad

Un concetto degno di nota è quello di récupération nel quale anche il gesto più radicale secondo il pensiero di Debord finirà per essere trasformato in un oggetto di interesse per lo spettacolo. Oggigiorno tale pensiero rimane ancora pregnante e rende la critica di Debord più rilevante che mai, se spostiamo lo sguardo verso le sfilate di alta moda, che associano al proprio brand frasi come “We should be all feminist” e le usano come epiteti.

Subito dopo il suicidio di Debord, il romanziere Philippe Sollers, uno dei più influenti intermediari del potere sulla scena intellettuale parigina, dichiarò nel quotidiano Libération che lo sparo che uccise Debord aveva “un significato rivoluzionario”. Sollers ha spiegato che, per Debord, il suicidio è stata la più pura critica dello spettacolo: l’atto finale di Debord, seguito da questa logica, è stata anche la sua più importante azione politica. (The Guardian, Andrew Hussey 2001 trad.)

Valeria Secchi Interactive Storytelling and Art 2019

E’ stato uno dei critici più importanti delle società occidentali avanzati. Tale critica è basata sui testi del giovane Hegel e di Marx, dei quali Debord opererà spesso un détournament, ossia una riscrittura creativa. Esempio di tale processo è l’incipit della Società dello Spettacolo che riprende quello del Capitale di Marx: «tutta la vita delle società moderne in cui predominano le condizioni attuali di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di merci». Questo détournament esprime bene quella che, per Debord, è la caratteristica principale del capitalismo moderno. L’accumulazione del capitale e l’espansione delle tecnologie della comunicazione hanno permesso di spingere il “feticismo delle merci” ad un grado prima impensabile.
La società dello spettacolo è il risultato di questa espansione. Lo spettacolo, concetto centrale della critica di Debord all’ordine capitalistico, non era inteso da questi meramente come espressione della tirannia dei mass-media. Quest’aspetto dello spettacolo è sicuramente «la sua manifestazione sociale più opprimente». Ma non né l’unica, né la più importante. Lungi dall’esserne causa, la televisione è solo l’espressione della struttura delle società spettacolari.
Lo spettacolo è, piuttosto, il tipo di relazioni interpersonali costruite dalle immagini di una società spettacolarizzata: «Lo spettacolo non è un insieme di immagini ma un rapporto sociale fra individui mediato dalle immagini».
Per questo motivo, esso non è qualcosa di esterno alla società, ma, al contrario, è la sua struttura profonda.
«La società che riposa sull’industria moderna non è fortuitamente o superficialmente spettacolare, è fondamentalmente spettacolista».
È nel consumo, infatti, che l’alienazione si compie definitivamente con la restituzione, fittizia poiché mediata dal mercato e dal denaro, del prodotto del lavoro precedentemente sottratto al lavoratore. Anche nella merce e nel suo consumo, dunque, Debord rintraccia rintraccia quella dinamica tipicamente spettacolare per cui il pubblico, seppur privato di ciò che gli spetta di diritto, si accontenta di una semplice immagine che gli viene restituita. A corollario di ciò, si trovano poi altri due aspetti essenziali ed innovativi dell’analisi debordiana: la caduta tendenziale del valore d’uso e la sopravvivenza aumentata.
Debord osserva come l’incessante e tautologico sistema spettacolare risulti ora nell’insensata produzione di merci sempre più estetizzate, futili, immateriali e, in altre parole, orientate al valore di scambio più che al valore d’uso.
L’opera di Debord è molto più che una semplice condanna alla società mediatica dell’apparire in cui lo spettacolo diventa merce: piuttosto, si tratta di una feroce critica della società in cui la merce stessa è uno spettacolo.

Valeria Secchi e Rachele Cataldo Interactive Storytelling and Art 2019

Sitografia: http://www.lafrusta.net/pro_debord.htmlhttps://sociologicamente.it/guy-debord-la-societa-dello-spettacolo/ https://it.wikipedia.org/wiki/Guy_Debordhttps://www.theguardian.com/books/2001/aug/25/biography.highereducation1https://www.theguardian.com/books/2001/jul/28/biography.artsandhumanitieshttps://it.wikipedia.org/wiki/Guy_Debord

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