Un laboratorio di fabbricazione a controllo numerico per lo sviluppo di materiali editoriali interattivi, sia multimediali, sia cartacei. Uno spazio dove produrre, giocare e imparare insieme, che offre servizi per la creazione e fruizione di contenuti e al contempo rafforza identità e coesione sociale.
Un luogo aperto e accogliente dove entrare in contatto con la tecnologia e gli strumenti della comunicazione per accrescere consapevolezza, competenza e autodeterminazione.

Situazionismo

Fabiola Stuppi e Rachele Cataldo

Alla fine degli anni ’50 del 900 nella società francese si sviluppò un movimento di denuncia verso la stasi culturale, uno scivolamento verso la banalizzazione della cultura; ricollegandosi al progetto delle correnti dadaiste e surrealiste, il filosofo Guy Debord diede vita a un movimento il cui intento era quello di ripristinare il concetto di arte come attività sociale rivoluzionaria: tale movimento è noto come situazionismo.
I situazionisti – così indicati gli aderenti al movimento – si proponevano di rivalutare la vita comune attraverso situazioni creative, giochi che diventeranno “happening”, ovvero azioni, cercando di costruire attraverso tali eventi degli interventi umani indirizzati all’abitare. Decàde il concetto di artista come figura professionista dotata di specifiche competenze: chiunque partecipasse della progettualità collettiva poteva dichiararsi artista.
Il luogo di creazione artistica non è altro che la collettività urbana. Tale elemento è il motivo per cui al situazionismo si assegna quella coloritura politica, volta non solo a rivalutare il concetto di arte ma a rivoluzionare più nel profondo le fondamenta della società a favore di una maggiore partecipazione cittadina, un progetto politico dove le persone comuni erano stimolate a partecipare e a costruire una loro creatività sociale.
Uno dei meriti del situazionismo fu la riflessione sui diritti d’autore: su ogni opera situazionista era specificato che questa poteva essere fotocopiata, modificata o distribuita purché non ve ne fosse profitto commerciale. Questa importante posizione di carattere rivoluzionario segnò le neo-avanguardie degli anni ’60 e ’70.
Ne risentiamo soprattutto nella nostra realtà attuale: nella comunicazione digitale il concetto di sharing assume sfaccettature sempre più diverse e molteplici, sia attraverso piattaforme dove sono a disposizione immagini, musica e video, sia per quel che riguarda la creatività in senso classico, con sviluppi di siti web e blog dove grazie al movimento del fandom sono continuamente messe in circolazione opere nuove o rimodificate quelle già esistenti.
Il movimento situazionista mirava a criticare la società capitalistica e l’industria culturale con azioni e strumenti quali l’urbanesimo unitario e la Deriva situazionista. La volontà degli esponenti di questo movimento è quella di creare delle reti, delle connessioni e delle interazioni tra tutte le persone coinvolte.
La Deriva situazionista può essere definita come uno smarrimento volontario della rotta, della direzione per abituarsi ad aprire la mente verso nuovi e inattesi aspetti della realtà, soprattutto se fatta nei luoghi che solitamente si vivono.
Grazie al situazionismo di Debord oggi si da quasi per scontato che un’opera d’arte sia un oggetto rimodellabile il cui continuo rimaneggiamento ne assicura la sopravvivenza. 

Sitografia: www.artonweb.itwww.decontemporaneoblog.wordpress.com

Fabiola Stuppi e Rachele Cataldo

Interactive Storytelling and Art 2019

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