Un laboratorio di fabbricazione a controllo numerico per lo sviluppo di materiali editoriali interattivi, sia multimediali, sia cartacei. Uno spazio dove produrre, giocare e imparare insieme, che offre servizi per la creazione e fruizione di contenuti e al contempo rafforza identità e coesione sociale.
Un luogo aperto e accogliente dove entrare in contatto con la tecnologia e gli strumenti della comunicazione per accrescere consapevolezza, competenza e autodeterminazione.

Winner Taco Revival: la capability del prosumer

La Web Reputation è un aspetto importante e necessario per l’immagine di un’azienda. Oggi non è solo l’azienda a parlare di sé, bensì tutti i suoi clienti offline e gli utenti che navigano online. I Social Network sono uno strumento che permette di rendere ancor più visibile la necessità degli utenti di poter esprimere un proprio parere in merito a un servizio, a un negozio, a un brand o in merito alle aziende e alle esperienze connesse a esse. Facebook, il social network più diffuso e utilizzato al mondo, è una community formata da persone connesse tra loro non solo online, e tra le quali si è instaurato un rapporto di fiducia molto forte. La loro opinione è molto importante e influenza i nostri giudizi e le nostre decisioni di acquisto. Facebook è percepito come qualcosa di “reale”, questo porta un utente a “fidarsi” degli altri utenti.

Agli utenti non basta più una foto o la descrizione di un prodotto, per loro sono fondamentali i commenti di altri utenti, il numero dei like. Uno dei casi di web reputation che ha favorito cambiamenti rilevanti sulle questioni aziendali di Facebook è stato quello del Winner-Taco. Attraverso commenti, condivisioni e richieste di vario genere gli utenti della community di nostalgici del Winner-Taco, hanno generato volumi di engagement sulla pagina Algida mai visti prima d’ora, rendendo impossibile da parte dell’azienda ignorare le richieste degli utenti. È attraverso la web reputation che l’esercito dei Winner-Taco è stato in grado di farsi ascoltare. Il Winner Tacos è un gelato in gran voga negli ‘90 ritirato dal mercato pochi anni dopo. Questo dimostra il potere dei consumatori.. Alessandro e Daniele nell’aprile del 2011 hanno aperto la pagina Facebook intitolata “Ridateci il Winner Taco”, raccogliendo per anni le proteste degli utenti iscritti alla pagina. Gli utenti della pagina hanno raggiunto un numero talmente alto da invadere il profilo ufficiale di Algida. Ad ogni contenuto pubblicato viene associato uno slogan, un fotomontaggio e svariati commenti sarcastici o di protesta, con la richiesta di ritorno alla commercializzazione del Winner Taco

Il Prosumer è un consumer che non si limita ad acquistare, ma dà dei feedback su ciò che acquista, commenta attivamente e influenza l’offerta da parte dei brand. Grazie ai social network oggi siamo tutti prosumer, siamo fruitori e produttori di informazioni. Attraverso app come Trip Advisor, Instragram, Facebook, Amazon e tante altre influenziamo le scelte degli altri e al tempo stesso ne siamo influenzati. Questa nuova modalità di comunicazione ha portato i brand a coinvolgere attivamente i clienti nelle loro attività: le aziende attuali creano piatteforme social grazie alle quali comunicano con un’infinità di clienti, raccogliendo tutte le informazioni necessarie per migliorare prima la propria immagine e i propri prodotti, poi per far sì che i clienti abbiano il maggior numero di desideri esauditi. Ma può succedere che le richieste dei clienti diventino incontrollabili per l’azienda. Algida ha perso il controllo sugli utenti, per questo motivo è stata costretta ad ascoltare i prosumer e ad annunciare il ritorno Winner Tacos. Questo resterà probabilmente come il primo caso, o almeno uno dei più importanti, in cui una protesta di consumatori avvenuta sui social media ha avuto la meglio sull’azienda produttrice. Quello che ora ci chiediamo è se la scelta di Algida è stata dettata da precise strategie industriali o da un moto rivoluzionario partito da un social network, in questo caso Facebook?

Questa è la dimostrazione del potere che può avere un prosumer sul mercato e sulla società. Una scelta, un commento, un post o una pagina sui social network può produrre dei cambiamenti sul piano industriale. Siamo forse di fronte a una piccola grande rivoluzione del rapporto fra brand e consumatore.

Non sapevo di essere un prosumer!

Le piattaforme hanno la peculiarità di rimanere quasi invisibili agli occhi dell’utente. Ed è così che i meccanismi diventano silenziosi fino ad essere dimenticati dal prosumer. Il prosumer si affaccia su quella che può essere una vetrina, come nel caso di Instagram, e mette in mostra il meglio che può offrire. Non bisogna dimenticare quanto sia facile favorire i lati migliori di una persona, poiché l’utente mostra solo ciò che è in grado di metter in luce i punti di forza, quello che nella vita lo rende felice, o è quello che cerca di far credere. Molti di essi non sanno di essere prosumer, o meglio, pensano di utilizzare le piattaforme social in questo caso, come contenitori di ricordi, immagini o impressioni. Non è del tutto vero che il prosumer non guadagna niente. Sicuramente non si tratta di un guadagno monetario ma c’è qualcosa di più appetibile come i Likes in grado di influenzare il suo mondo. Quello che produce è ciò che in qualche modo lo rispecchia o cerca di comunicare.

Nel caso di Facebook vi è più spazio per la scrittura libera, se così la possiamo definire, che in determinati casi davvero diventa troppo. I contenuti sono composti da pezzi di vita privata e pubblica dove è difficile distinguere l’una dall’altra. Ma chi scrive non lo fa sicuramente per passare inosservato, lo fa per avere una reazione da parte del pubblico, silenzioso, nella maggior parte dei casi. Molti degli utenti scelgono accuratamente gli argomenti da trattare e ci sono testi che attirano più̀ di altri, così come le immagini. Ci sono immagini che contengono momenti di estrema felicità, come ad esempio l’arrivo di un bebé, il conseguimento di un titolo, un matrimonio; se si potesse trovare un termine per definirli probabilmente verrebbero chiamati “contenuti acchiappalikes”. Il prosumer, consapevole in certi casi e in altri meno, continua la sua esperienza di produttore dei contenuti non curandosi della destinazione di quest’ultimi. Alcuni di loro pensano che le immagini rimangano confinate a quello che è la loro bacheca, o quelle dei “vicini di post”. Le immagini rimangono su internet e circolano nei modi più disparati e possono essere utilizzate da chiunque pensa sia lecito farlo, anche quando purtroppo non lo è. Si pensi al programma “Catfish” dove vengono smascherati innumerevoli profili di ladruncoli di identità. Ed è proprio questo uno dei maggiori problemi, non si tratta di vendere solamente contenuti, a volte si tratta anche di mettere in vendita la propria identità. Ciò che però permette ai social di essere così attraenti è la possibilità di essere protagonisti, di esprimere ciò che si è e ciò che si pensa. Questo sarebbe il modo più adatto forse, e poi c’è chi cerca di far vedere ciò che non è, e in un certo caso questo è positivo per gli utenti che vogliono evadere dalla loro vita per entrare a far parte di una community che condivide files di ogni tipo. È comunque una realtà distorta, un qualcosa che si distacca dalla vita vera ed annulla ciò che vale al di fuori. Sui social si può essere chiunque ma allo stesso tempo nessuno. I contenuti sono a volte le riproduzioni infinite di altre opere che si travestono da meme e ritornano nel calderone del web riprendendo citazioni infinite di Bukowski. Si è prosumer in un mondo dove chiunque può esserlo, basta un click per esser nell’arena, ma tutto questo rimane confinato al mondo social?

 

Coda Beatrice

Giordano Maria

 

Fonti:

Il ritorno del Winner Taco: la vittoria dei troll (buoni)

http://blog.zoorate.com/2014/02/25/prosumer-social-e-case-history-sulla-nuova-comunicazione/

Winner Taco, Algida e prosumer: il dialogo vince sempre [INTERVISTA]

https://www.topsuimotori.com/blog/web_marketing/web_reputation__le_recensioni_su_facebook_sono_importanti.htm

 

 

 

Related articles

Tou.Play: turisti per gioco

Tou.Play è una società nata nel 2015 all’interno del BaLab, un contamination lab dell’Università degli Studi di Bari. Essa si occupa di valorizzazione del territorio attraverso la costruzione di ARG (Alternate Reality Game), come espresso anche dal nome formato dall’unione delle parole Tourism (turismo) e Play (gioco/giocare). Il loro obiettivo è quello di svecchiare i […]

Why so serious?

Il ARG “Why so serious“ è stata realizzata dalla agenzia “42 Entertainment” e precedeva il film “The Dark Knight” di Christopher Nolan. Il ARG aveva più di 11 milioni partecipanti da più di 75 paesi. Il gioco cominciava con banconote finte che erano distribuito alla Comic-Con di San Diego sulle quale c’era scritto “Why so […]

Lascia un commento